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20/06/2009

Il Muro Torto che conosco io



Roma. Questa foto, presa dall’alto di Google Earth, non racconta nulla del Muro Torto che conosco io. Questa foto sembra un fotomontaggio come quelle di Berlusconi al compleanno di Noemi. Questa foto è più falsa del Truman Show. Un asfalto camomilloso, un paio di auto appena, alberi simpatetici. È l’incarnazione della felicità urbana. Non è il Muro Torto che conosco io.
 

Il Muro Torto che conosco io ha un’andata e un ritorno.

All’andata (e si va al lavoro) è un circuito, una gara, una nevrosi. Scooter di ogni dimensione ti superano nello spazio di un capello, spesso a destra o in un serpeggiare che va da sinistra a destra e viceversa. Se provi a protestare si leverà spietato il digitus impudicus. Auto e inutili Suv (macchine aliene calate sulla terra per l’annientamento di noialtri, razza metropolitana) non si comportano meglio, hanno fretta e in suo nome sono disposti a sacrificarti. L’arrivo al lavoro, quando avviene, è già stato un lavoro, una fatica che merita di sciacquarsi la faccia e prendere un caffè. Tutto il riposo già se n’è andato.

Al ritorno il Muro Torto è un’occlusione intestinale. Il fiume delle auto lo riempie come  lava, spesso dal primo sottopasso e fino a piazzale Flaminio. In ogni auto una sola persona. Una testa, un volante. È frequente che questa solitudine si manifesti nei Suv. A che serve un Suv in città? A parte infastidire, a nulla. A che servono una testa, un volante e un Suv? La risposta non mi viene. Tra le due file di auto incatenate come galeotti ai lavori forzati, ci siamo noi: quelli delle due ruote. Procediamo nella corsia immaginaria. Ci inventiamo uno spazio che non ha cittadinanza. Torniamo a casa, o speriamo di riuscirci.

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suv berlusconi muro torto noemi truman show piazzale flaminio roma

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Di Davide Orecchio il 20/06/2009 alle 02:22



Leggi i commenti

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Si certo, il corpo è coinvolto sempre. Non riesco neanche a pensarlo separato dal resto. Sono appena tornata da Parigi ed è incredibile la varietà dei mezzi di trasporto che possono essere accolti in una città, varietà che si traduce in modi diversi di coabitare in modo non conflittuale. Anzi, permette di sperimentare una mobilità sostenibile e creativa. Migliorando la vita dei cittadini sicuramente. Ah Paris!!
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Cara Luciana: aggiungerei tra gli esami anche la prova fisica, lo stress per l'organismo, una specie di gara continua che coinvolge tutto il corpo: da occhi e cervello fino ai polpastrelli.
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Guido la moto da tanti anni, circa 18, per le vie di Roma. E sempre di più penso che guidare per la città è quasi come sostenere un esame multiplo tra sociologia e psicologia, anche filosofia...ma anche economia..direi che è uno specchio dove vedere/vederci nei luoghi dove siamo noi stessi, nel bene e nel male. E particolare è sicuramente il punto di vista di chi ci lavora nel traffico, vedere quanto pratica la pazienza...e quanto l'intolleranza. Ottima idea, a presto!!

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