29/06/2009
Bernie Madoff, ultimo erede di Carlo Ponzi
S’è beccato 150 anni, Mr Madoff. Il re di Wall Street e ultimo interprete di un navigato spartito che si chiama Ponzi Scheme. Piramide truffa, imbroglio finananziario: una frode da 65 miliardi di dollari che ha derubato centinaia di piccoli investitori, svariati milionari e anche un premio Nobel nell’anno del crac finanziario più dirompente dopo quello del ‘29. Come funziona una piramide truffa? Lo spieghiamo con Roberto Giovannini nel sito www.piramidedoro.it, dal quale mi limito a citare questo passaggio:
“Le vittime vengono attratte con la promessa di guadagni incredibili, come il raddoppio o più del capitale investito nel giro di poco tempo, motivati con meccanismi confusi e mai chiaramente spiegati: garanzie scritte di banche, assicurazioni sul denaro investito, spiegazioni complesse circa la presenza nel meccanismo di grossi investitori, la possibilità per la ditta di scaricare le tasse, guadagni provenienti da vincite continue alle lotterie di Stato. E così via. In realtà, i danari versati dai ‘nuovi’ servono soltanto a remunerare chi è collocato al vertice della piramide, e l'unica possibilità è sperare che sempre nuove persone aderiscano alla piramide sborsando danaro”.
Vale la pena di ricordare che il maestro di Bernie Madoff è… un italiano. Si chiamava Carlo Ponzi, veniva da Parma e...
Di truffatori come Ponzi, prima di arrivare a Bernie M., nel corso degli anni se ne sono avvicendati molti. Ricordiamo però a chi fosse tentato dall’avventura che non sempre finisce bene. La “carriera” di Carlo Ponzi, infatti, si chiuse nel 1949 in un ospedale per poveri di Rio de Janeiro.“Nel 1919 giunse a Boston, dove ben presto mise a punto un meccanismo innovativo per diventare ricchi. L'affare, sosteneva Ponzi, si basava sulla compravendita di buoni postali internazionali, che gli avrebbero garantito profitti del 400%. Per svolgere questa attività, chiedeva ai risparmiatori di affidargli i loro soldi per quarantacinque giorni, al termine dei quali avrebbe restituito il capitale maggiorato del 50%. Nel corso della primavera e fino all'estate del 1920, furono circa 10mila i bostoniani che decisero di dare fiducia a Ponzi, il quale riuscì ad accumulare 9 milioni e mezzo di dollari. Una cifra sbalorditiva per l'epoca, che trasformò l'ex carcerato in una vera e propria celebrità, in un mago della finanza, in un protagonista della vita della città. Con i danari raccolti, Ponzi comprò una splendida villa e, soprattutto, una quota della Hanover Trust Company, una banca locale. Naturalmente, l'affare dei buoni postali era inesistente, e gli investitori venivano (puntualmente, all'inizio) rimborsati con i danari provenienti da altri investitori. Poi, con un sangue freddo eccezionale, tenendo conto che l'intera struttura stava crollando sotto il proprio stesso peso, Ponzi ricorse ai fondi della banca. Tra il luglio e l'agosto del 1920, la "bolla finanziaria" scoppiò e venne alla luce la sottrazione di risorse alla banca: un buco di sei milioni di dollari nei confronti dei risparmiatori. Subito dopo, l'arresto e la condanna per frode postale a dieci anni”.
Inviato da Davide Orecchio il 29/06/2009 alle 23:48




