07/07/2009
Il concerto romano di Patty Smith
Iera sera l’immensa Patty era a Roma, a cantare in trio acustico i suoi greatest hits tra la frescura e gli stagni di Villa Ada. La riserva indiana, cioè il pubblico, era bella compatta. La voce di Madame Smith al di sopra del tempo. Il resto della banda, però, mica tanto all’altezza. Alle tastiere la figlia di Patty, che di nome fa Jesse, sembrava un po’ una Precog e per tutto il concerto avrà mosso appena un sopracciglio (per inciso: la pianola si sentiva appena, ma questa è colpa di chi stava al mixer, o no?). Il chitarrista Lenny Kaye (non uno qualunque ma al fianco della poetessa rock dai tempi di Horses) s’è limitato a qualche riff da spiaggia e assai poco rock. E il concerto è durato pochino. Nel complesso, un’esibizione da 15 sacchi (delle vecchie lire), non da 22 (n)euroni.
Ciliegia sulla torta: all’uscita, nel budello che contorna la villa (ai concerti romani tocca soffrire), tra pedoni, scooter impazienti, fumi di scarico che riducevano il Protocollo di Kyoto a carta straccia, s’è manifestata la bestia: un Land Rover Discovery, calato nella nostra calca come un elefante sul presepe, sfiatava dal sedere pachidermico, ingranava inutili marce e tutto il resto del repertorio. Degna conclusione: Suv have the Power.
Ciliegia sulla torta: all’uscita, nel budello che contorna la villa (ai concerti romani tocca soffrire), tra pedoni, scooter impazienti, fumi di scarico che riducevano il Protocollo di Kyoto a carta straccia, s’è manifestata la bestia: un Land Rover Discovery, calato nella nostra calca come un elefante sul presepe, sfiatava dal sedere pachidermico, ingranava inutili marce e tutto il resto del repertorio. Degna conclusione: Suv have the Power.
Di Davide Orecchio il 07/07/2009 alle 12:47



