07/11/2009
Wilhelm von Humboldt in scatola
Berlino. La statua del vecchio Wilhelm non se l'è mai passata bene. Dieci anni fa, davanti al cortile dell'università da lui fondata e a lui intitolata, il barone von Humboldt dalla testa ai piedi stava nella trappola di impalcature e teli. Lo stavano rimettendo a nuovo, e l'avevano chiuso in un sacco. Mentre il fratello Alexander, dall'altro lato dell'ingresso alla prestigiosa università, splendeva di un biancore immacolato, a testimonianza dell'amore che tutti i popoli, da Berlino a Cuba, gli hanno sempre tributato.
Wilhelm invece, non geografo né esploratore, ma semplicemente filosofo, lo conoscono in pochi, e chi lo ami non lo so proprio.
Per qualche anno, in seguito, la sua statua è tornata a mostrarsi dignitosamente ai passanti di Unter den Linden. Ora però l'hanno di nuovo messa in castigo. L'hanno chiusa in una scatola. Versione ufficiale: per proteggerla, of course. Wilhelm però può consolarsi: anche il fratello l'hanno messo in scatola.
Poi questa frase: "Da dove siamo partiti, non è dove ci troviamo. Dove eravamo diretti, non è dove siamo arrivati". E' il titolo di un'opera di Marcel Odenbach, che chiude la mostra sugli artisti tedeschi durante la guerra fredda, in corso allo Zeughaus. Ma quella frase, in fondo, non vale un po' per tutti?
Di Davide Orecchio il 07/11/2009 alle 19:24



