08/10/2009
Muro di Berlino, la versione di Gorbaciov
La storia del Muro e di come cadde e quali conseguenze ha prodotto: raccontata da Gorbaciov in persona, 20 anni dopo. L’occasione è ghiotta. Il 9 e il 10 ottobre chi si troverà dalle parti di Bosco Marengo (Alessandria) può sfruttarla andando a seguire i lavori del World Political Forum presieduto da Gorbaciov stesso. “La conferenza – si legge nel programma - mira ad approfondire l’analisi dell’attuale contesto politico mondiale, alla luce dei cambiamenti che dal 1989 hanno portato all’attuale situazione. Prenderanno parte al convegno complessivamente oltre 40 fra statisti, alti funzionari ed esperti provenienti da oltre 20 Paesi e cinque continenti.”
Dunque non c’è solo Gorby.
Tra i convegnisti spiccano: lo storico Eric Hobsbawm; l’ex primo ministro spagnolo Felipe Gonzàlez (Spagna), Wolfgang Sachs, Benjamin Barber, Hans-Dietrich Genscher (ministro degli Esteri della Germania Ovest nel 1989) e molti altri ancora.
Molti l’avranno già letta ma vale la pena di ricordare (e linkare) l’intervista di Gorbaciov a Repubblica di 10 giorni fa. Una sorta di “versione di Mikhail” sulla caduta del Muro che, con tutti i limiti delle versioni soggettive, spiega e racconta molto: il viaggio di Gorby a Berlino nell’ottobre del 1989, la scelta di non aiutare la DDR a sopravvivere grazie all’esercito sovietico, la decisione di lasciare che il Muro cadesse mentre – sostiene l’ex GlasnostMan – mezza Europa auspicava l’intervento militare dell’Urss.
E Mitterand andava dicendo: "Amo talmente la Germania, che preferisco averne due”.“Tutti i leader europei avevano paura. Ma non facevano proposte su come affrontare la situazione. Mi fu chiaro che avrebbero voluto impedire il crollo del Muro e la riunificazione, ma volevano che a fermarli, materialmente, fossimo noi. Con l'esercito. Le truppe di Gorbaciov. Vennero tutti da me, uno dopo l' altro, a chiederlo, apertamente”.
Roba forte.
Di Davide Orecchio il 08/10/2009 alle 19:06



