29/09/2009
Berlino, Germania, Europa, Mondo
Nel corso del tempo storico – che non è solo lo scorrere di anni, decenni e secoli ma l’avvicendarsi di civiltà, culture, idee e regimi politici – nel corso del tempo degli uomini, irreversibile e ingarbugliato, ciclico e lineare, ripetitivo e sempre nuovo, l’identità di una metropoli, di una capitale, non fa che trasformarsi. Una città nel tempo non è singola ma si moltiplica.
La Berlino del primo Ottocento, appena liberata dal dominio napoleonico, ferveva di spirito nazionale, missione germanica e antilluminismo.
La Berlino degli anni 20 del secolo scorso ribolliva di avanguardie, sesso e cosmopolitismo.
La Berlino dei nazisti era più che tedesca, era un incubo tedesco.
La Berlino divisa in due del dopoguerra è stata, per motivi e ideologie opposte, laboratorio di “sgermanizzazione” post-nazionale.
La Berlino riunificata e tornata capitale, non è mai tornata a essere capitale germanica, centro dello stato e della nazione in un senso patriottico oltre che burocratico e amministrativo. È una delle città più libere, post-ideologiche, multiculturali del mondo. È il risultato di una Storia. La storia tedesca, europea, mondiale.
Su questo e molto altro torna a riflettere Gian Enrico Rusconi in un libro appena uscito per Laterza: La reinvenzione della Germania.
Sulla Stampa ne è uscito un estratto
Di Davide Orecchio il 29/09/2009 alle 08:30



