BlogItalia.it - La directory italiana dei blog

20/10/2009

Lev Trockij, campione di batoste

E vero eroe comunista

Un tempo, molto tempo fa, mi stava simpatica l’Urss, l’Unione delle repubbliche socialiste sovietiche. Mi stava simpatica ma non ci sarei mai andato a vivere. Diciamo che mi stava simpatica da lontano. Mi piaceva studiarla. E naturalmente studiandola prendevo tutto il pacchetto: la rivoluzione, i politici rivoluzionari, gli artisti rivoluzionari, i mugicchi massacrati, gli ebrei massacrati, i polacchi massacrati, i poeti massacrati, i gulag. Era proprio l’insieme, il pacchetto, a ispirarmi tanta empatia per l’Urss. Amavo l’Urss per le sue sofferenze. Per lo stesso motivo ho sempre amato l’Argentina. Per lo stesso motivo uno che non vive in Italia, oggi, dovrebbe amare l’Italia. Giusto?
 

Stalin non mi stava simpatico. E neanche quelle mummie che governarono l’Urss dopo di lui. Quindi era una patria di cui odiavo i padri. Gorbaciov mi stava MOLTO simpatico. Di Lenin invece non capivo se potevo fidarmi o no: “In fondo – pensavo, tra una lezione e l’altra all’università – ha aperto lui la strada a Stalin, salvo poi pentirsi quando ormai era troppo tardi”. E mi chiedevo: “Lenin è l’origine pura cui è seguita la deviazione o già lui era sviato di brutto?”. Preferivo non approfondire il dilemma. Oggi sarebbe facile rispondere: “La seconda che hai detto”, ma la risposta sarebbe tardiva, visto che il gioco è finito da un pezzo.

Invece su Trockij non avevo alcun dubbio: lui sì che mi piaceva. Ma se non gli avessero spaccato la testa con un piccone mi sarebbe piaciuto lo stesso? Forse no. Chi sa cosa avrebbe combinato se fosse andato al potere, Trockij. Meglio non pensarci. Mi piaceva proprio perché non ebbe il potere che per un attimo. Mi piaceva proprio perché gli fu negato l’esercizio del potere, con tutte le sue conseguenze.

Un tratto di Trockij mi faceva impazzire, ed erano le batoste. In quanto a batoste Trockij fu un campione, nessuno lo superò. Fu un vero comunista: errori, batoste, errori, batoste, fino all’ultima e fuor di metafora, quella che gli spaccò il cranio. La vita di Trockij, riscritta da Isaac Deutscher nell’arcinota trilogia, per me che la leggevo e ruminavo era più tragica, romanzesca e avvincente di tutti i romanzi di Conrad e Tolstoj messi insieme. Era una vita piena di azioni, viaggi, idee, battaglie, fughe nella steppa, esilii su isole turche, amori, ancora idee, figli messi al mondo e visti morire e, soprattutto, errori.

Quanti errori! Non riuscivo a capacitarmene.

Come si può essere così ingenui da farsi spaccare la testa con una piccozza? Come si può lasciare il partito in mano a Stalin? Tacere quando un intero Congresso attende una sola parola? Tenere in tasca il testamento di Lenin, l’atto d’accusa al perfido georgiano, senza tirarlo fuori? Che disgraziato, Lev Davidovič! Che sublime inanellatore di cantonate! Tu sì che eri un vero comunista.

Ogni volta che pensavo a Trockij mi riempivo di sconcerto. E non riuscivo a togliermi dalla testa quella masnada di comunisti che si misero in fila per accopparlo. Erano davvero in molti, e tutti rossi fino al midollo. Alcuni pure in gamba.

Ad esempio c’era David Alfredo Siqueiros che dipingeva da dio. Questo è un mural di Siqueiros sull’edificio del rettorato alla Unam, l’università di Città del Messico.


Non è vero che dipingeva da dio? Provò ad accoppare Trockij più di una volta, e personalmente.
 

Anche Tina Modotti, che era divina e basta, voleva far fuori Alioscia. La fila dei nemici di Trockij era lunga ed io non transigevo: “i nemici di Trockij sono i miei nemici”, anche se non potevo dirmi per nulla trockijsta (della rivoluzione permanente, ad essere sincero, mi stancava solo l’idea: mi sembrava un po’ come una gara di masturbazione – competizione che ho sempre rifuggito).

Dal 1937 al 1940 Trockij visse in esilio a Città del Messico. Prima ospite di Diego Rivera, un altro che dipingeva da dio:


poi da solo con tutto il suo clan in una villa di Coyoacán, quartiere/villaggio fascinosissimo, dove Cortés torturò Cuauhtémoc perché gli rivelasse dov’era nascosto il tesoro azteco. Coyoacán, dove visse anche Frida Kahlo e io stesso andrei a vivere senza pensarci troppo sopra.

In quella villa di Coyoacán Trockij fu ucciso da Ramón Mercader, finto segretario con la missione di assassinare l’ultimo nemico di Stalin, l’ultimo bolscevico della vecchia guardia.

E così fu.

Ora è diventata un museo. Uno dei musei più tristi che siano mai stati costruiti:
 

(video di
Valek58)


È il museo di un genocidio familiare: lo sterminio stalinista di tutti i Trockij (in realtà di tutti i Bronstein - vero nome di Lev, ebreo di Odessa - e di chi gli si apparentò), dal primo all’ultimo o quasi, documentato nelle lettere, nelle foto, nei testi che il museo custodisce.

E naturalmente è una casa: c’è la cucina dove Trockij mangiava, il soggiorno dove discuteva strategie, la camera dove dormiva. Lo studio dove scriveva e fu assassinato. Nella casa museo di Trockij c’è tutto quello che occorre sapere, e c’è anche una lapide.

Adesso mi guardo indietro e penso: che vita, Lev Davidovič! Quanta avventura e quanto inferno!

Forse, Lev Davidovič, l’unica cosa davvero bella che ti sia capitata è di essere finito a letto con Salma Hayek.


Ma questa è fiction. Non è successo davvero. Questa foto non sta nella casa museo di Trockij. Non è mai stata scattata. E quell'abbraccio non esiste. O meglio: non esiste storicamente.

Per questo non c’è niente di meglio della finzione, dove abita l'amore. Mentre la casa delle batoste è la realtà.


Qualche lettura:
Isaac Deutscher, Il profeta armato - Il profeta disarmato - Il profeta in esilio, Longanesi.
Pierre Broué, La rivoluzione perduta, Bollati Boringhieri
Leonardo Padura, El hombre que amaba a los perros, Tusquets.

TAG
urss gulag 1989 frida kahlo argentina museo casa de león trotsky salma hayek gorbaciov lev trotsky ramón mercader trockij stalin lenin isaac deutscher david alfredo siqueiros città del messico unam tina modotti diego rivera coyoacán

PERMALINK
http://sullasfalto.blog.rassegna.it/2009/10/20/222-lev-trockij-campione-di-batoste/

Di Davide Orecchio il 20/10/2009 alle 15:04



Leggi i commenti

5
montanelli dietro la scrivania teneva un foto di stalin
all'ospite che come al solito gli chedeva il perche' montanelli rispondeva
che stalin e' stato un grande perche' ha accoppato piu' comunisti lui
che hitler e franco insieme.a me non e' simpatico ne stali ne trosty ne
gramsci. i veri socialisti grandi sono stati bordiga,brodolini,pavolini,l.caballero
bombacci e tasca.complimenti per le notizie su trockii.saludos roberto
4
Meglio così. Vedo che il mood in questo secondo commento è cambiato di 360 gradi. Mentre il primo era tutto un rimprovero serioso (ma in realtà assai meno serio del post che criticava senza averne capito nulla). Nota a margine: non mi considero anticomunista, né antibonapartista, né antigollista. I fenomeni storici vanno guardati col distacco che ha, tra i suoi ingredienti, anche l’ironia. E questo lo scrivo con molta serietà.
3
a dav. or: nemmeno la mia risposta voleva essere seria. ho letto il tuo post e mi sono divertito( non era serio), ho risposto perciò con una predica piccata( non seria), perché l'ho letto proprio in chiave provocatoria. il tuo stile caricaturale( come si può essere così ingenui da farsi spaccare la testa da una piccozza?), pienamente legittimo, mi ha indotto a salire su una finta cattedra, e da lì ho precisato le mie opinioni( non serie). sono certo che le analisi storiografiche non si possono trovare su questo blog, mai cercate per altro, e non mi affanno a essere serio, come potrei esserlo dopo tutte quelle cose poco serie che ho detto; in quanto a essere ridicolo sono tanti i modi e le occasioni in cui lo sono che penso sia una delle poche cose serie che faccio e da cui traggo motivo per salutari meditazioni. saluti.
2
A ivano nanni: (E c'era bisogno di scomodare Trockij per a dire che la realtà è la casa delle batoste e la finzione è la casa dell'amore?) -- E perché no? (hai messo in piedi un atto di accusa contro il comunismo basandoti sull'antipatia) – l’antipatia non c’entra nulla. Affermare che Stalin non era simpatico è solo un espediente lessicale, un eufemismo. E questo non è un saggio, è un post che prova a farsi leggere. Se cerchi analisi storiografiche non le trovi qui, ma neanche puoi imputare a questo blog il fatto che non focalizzi il comunismo nei suoi aspetti filosofici, politici e sociali (impresa che non sarebbe riuscita neppure agli enciclopedisti). (quello che dici diventano solo opinioni da bar) – Idem per il tuo commento. (hai letto tre libri e con questo credi di avere capito tutto?) --Ne ho letti molti di più. (sii serio) --La serietà non era l’intenzione di questo post. Ma c’è gente in giro che si affanna nel mostrarsi seria, finendo col rendersi ridicola.
1
E c'era bisogno di scomodare Trockij per arrivare a dire che la realtà è la casa delle batoste e la finzione è la casa dell'amore? hai messo in piedi un atto di accusa contro il comunismo basandoti sull'antipatia, e allora? ti sembra il modo giusto per focalizzare un argomento politico, filosofico, sociale come è stato il comunismo? simpatia e antipatia cosa c'entra con l'analisi, la critica, andiamo su,se non sai separare l'antipatia, da un criterio di analisi per lo meno non miope, quello che dici diventano solo opinioni da bar. vuoi dimostrare che ci sono stati errori nel comunismo? certo e con ciò? hai letto tre libri e con questo credi di avere capito tutto? quello che si doveva fare e non si doveva fare in un preciso momento storico in Russia? ma va, dai...sii serio.

Scrivi un commento


/1000







Il commento sara' pubblicato dopo la moderazione.

  • dai blog