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29/10/2009

L'ultima casa di Bertolt Brecht

foto di stadtkatze, da flickrE la storia d’amore tra un albero e una lapide

L’ultima casa di Bertolt Brecht sta nel centro di Berlino, in una via il cui nome è Chausseestrasse e suona più o meno così: Sciossée schtrasse. Questa casa è anche un museo, ma Brecht – che l’abitò dal 1953 al 1956 insieme alla moglie, la scultrice Helene Weigel – forse non immaginava che sarebbe diventata un museo. O forse sì, visto che ogni gesto e azione dei Grandi è sempre in funzione del ricordo in eterno.

Sulle guide e su internet circolano voci fuorvianti, sul conto della Brecht-Haus. C’è chi descrive una “modesta dimora”. Non è che abbia torto, ma non racconta il resto.
 

Non parla delle assi di legno calde e scricchiolanti sul pavimento. Non parla delle librerie su ogni parete. Delle piccole sedie, delle piccole poltrone. Delle finestre che affacciano su un giardino interno. Della macchina da scrivere Olivetti sullo scrittoio, donata a Brecht da Giorgio Strehler. Della serra curata da Helene.

Bisogna quindi aggiungere un aggettivo: è una dimora modesta ma perfetta.

E’ una dimora tanto perfetta che una persona che ama le case più dei parchi, delle strade, delle autostrade, degli oceani e delle montagne sarebbe capace di restarci dentro per sempre, cullandosi nell’odore passito dei libri, dondolandosi nel tepore del legno sotto ai piedi eccetera eccetera eccetera.

L’ultima casa di Brecht, la sua casa perfetta, aveva il teatro del Berliner Ensemble giusto dietro l’angolo. Brecht scelse questa casa, Berlino Est e la Ddr. Brecht accettò anche il premio Stalin nel 1955, a Mosca, ma pretese che a tradurre il suo discorso di ringraziamento fosse il poeta Boris Pasternak. Un episodio che la dice lunga sulla sua scelta di campo: Sarò il vostro fiore all’occhiello, coi miei petali e con le mie spine. Viveva ad Est ma pubblicava ad Ovest, presso l’editore Suhrkamp. E – leggo dal necrologio dello Spiegel dell’agosto 1956 – “era più scomodo per i suoi amici che per i suoi nemici”.

Nella camera da letto di Brecht c’è una branda a una piazza, quasi un giaciglio da hobbit in una stanza che era (che è) un loculo. Sul comodino c’è un libro di Henry Miller: Tropico del Cancro, o forse Tropico del Capricorno. La memoria non mi aiuta: uno dei due. L’aveva finito di leggere, il giorno che morì? Mori d’infarto il 14 agosto del 1956. Aveva 58 anni. Quando morì, sempre lo Spiegel scrisse che la sua drammaturgia era all’altezza di Aristotele e Lessing.

La tomba di Brecht non è lontana da casa. Basta scendere le scale, svoltare a destra sulla Chausseestrasse e camminare pochi metri. Quindi si arriva al Dorotheenstädtischer Friedhof, il cimitero più famoso di Berlino, dove sono sepolti Hegel, Fichte, Schinkel e Heinrich Mann. Dove in un angolo riposano anche Brecht e la moglie. Ma non ci sono lapidi per Bertolt ed Helene. Ci sono due pietroni, appoggiati a una parete di mattoncini rossi. Sono due Menhir. Che idea geniale, mettere un Menhir sulla propria tomba.

foto di Lars Landstrom, da flickr

Menhir così belli farebbero invidia a Obelix.

Prima di chiudere, e per semplice associazione di idee, aggiungo che non lontano da qui, salendo sulla Prenzlauer Berg, di cimitero se ne incontra un altro: quello ebraico.

Sui viali del cimitero ebraico ci sono più foglie morte che atomi di ossigeno. E decine di lapidi svenute e accoccolate. Tra una di queste lapidi e un albero è nata una storia d’amore. Lei un giorno è caduta e l’albero l’ha sorretta, poi l’ha accolta dentro di sé, l’ha succhiata. Adesso l’avvolge nella sua corteccia. Quando li ho visti insieme, albero e lapide, ho pensato di fotografarli:


Ma anche se non avessi scattato la foto, non avrei mai potuto scordare quest’immagine.

Perché quest’immagine è per me indimenticabile.

LINK:
Literatur Forum im Brecht-Haus
Come arrivare alla casa di Brecht
International Brecht Society
Aprile 2009: la morte del figlio di Brecht
1956: Il necrologio dello Spiegel
Dorotheenstädtischer Friedhof
Cimitero ebraico di Prenzlauer Berg

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http://sullasfalto.blog.rassegna.it/2009/10/29/238-lultima-casa-di-bertolt-brecht/

Di Davide Orecchio il 29/10/2009 alle 16:06



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Il libro di Miller sul comodino (qualunque libro di Miller) non è un caso, è un dialogo ideale tra giganti. Penso che l'"ultima casa" di BB sia l'anima di chiunque ami la letteratura...

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