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16/11/2009

Tre storie di lavoro

La prima storia
La prima è una “Michael Moore storia”. Il regista americano la raccontava nel suo documentario d’esordio, Roger & Me.
Anno: 1989.
Contesto 1: i disastri della General Motors.
Contesto 2: la smobilitazione di Flint, città senza più un’industria.
Contesto 3: la storia di una disoccupata che per sopravvivere s’inventa un mestiere che riguarda i conigli. La storia è molto famosa. È tanto famosa che l’hanno messa pure su YouTube. Prima di spingere Play un avvertimento: le immagini sono impressionanti.

E ora, se vuoi, premi pure Play.
 


Ho un problema nei confronti della violenza sui conigli. Il mio problema risale a molti anni fa, quando non superavo il metro d’altezza e vidi al cinema un film: “La collina dei conigli”. Era un film a cartoni animati - tratto da un libro famoso - pieno di dolcezza e pericoli, di morte, coraggio e amore nel magico mondo dei conigli. Mi fece secco. Uscito dal cinema, presi una decisione che non ho più tradito: “Da oggi non mangerò mai più carne di coniglio”.

Ma la storia non riguarda me. Riguarda una donna disperata. Talmente disperata che le emozioni le vanno sottosopra, ed è come se le avessero infilato l’affettività in una presa elettrica. Una donna che vende conigli “for pets or meat” (come compagni di giochi, o come cibo). Che accarezza teneramente uno di loro e un minuto dopo lo scuoia. Una donna senza lavoro.

La seconda storia
Anche la seconda è una “Michael Moore storia”. Viene da Bowling for Columbine. È la storia di un bambino che un giorno si presenta a scuola con la pistola e spara a una compagna di classe. La uccide, e lui è un bambino nero. Moore però ci racconta la storia dietro questa storia. La storia di un bambino che passa le giornate da solo, chiuso in casa, e finisce col rubare la pistola dello zio. Dov’è la madre del bambino? Si trova a chilometri di distanza. Era disoccupata. È stata costretta ad accettare un posto di lavoro in un’altra città. Ogni giorno parte all’alba e torna di notte, per mantenere suo figlio. Ma ha perso il controllo su suo figlio.

Perché deve lavorare così lontano da casa? Perché democratici e repubblicani (seconda metà degli anni Novanta) hanno varato una riforma del welfare che la saggista Barbara Ehrenreich qualche anno fa ha definito «dal punto di vista umano, un errore catastrofico». La riforma prevede che i sussidi siano percepiti solo da chi dimostra di avere cercato un’occupazione senza aver rifiutato offerte a condizioni di mercato. Un posto quale che sia e dove che sia, e una paga da fame. Ecco quindi che una storia di cronaca è solo l’effetto di una storia di lavoro. L’ennesima storia di lavoro.

La terza storia
La terza è la storia di B.

B. è una biologa, ha fatto ricerca per anni, ma non ha mai trovato un posto fisso all’università. Ha girato l’Europa, tra un ateneo e l’altro, mentre il tempo passava invecchiandola. B. ha un compagno, K., giornalista free lance e scrittore. B. è talmente felice con lui che decide di avere un figlio. Nella pausa tra un lavoro precario e un incarico stagionale, B. resta incinta. Così nasce G., una bambina che arriva in anticipo e nei primi giorni sta nel palmo di una mano.

B., K. e G. sono una famiglia. Riempiono di foto digitali la posta elettronica degli amici. Non saprei che definizione dare della felicità, ma so dove posso trovarla. Ad esempio in una foto. Le foto di B., K. e G. ne sono piene.

Ma il lavoro di B. non cambia. B. non trova un posto fisso. Rimbalza, insieme a K. e G., da una città all’altra, da un dipartimento all’altro, di contratto in contratto. Finché un giorno l’ateneo di una città che dista chilometri e oceani dal posto in cui vive B. decide di chiamarla, e le offre un contratto di cinque anni. B. non ha mai avuto un contratto così lungo. Cinque anni è un tempo infinito. È una grande notizia. Bisogna essere coraggiosi, e a B., K. e alla piccola G. il coraggio non manca. Partono. Arrivano nella città straniera. Trovano una casa e un asilo per G.

B. inizia la sua nuova vita di laboratorio. K. lavora al suo libro. B. scrive agli amici che va tutto bene e li invita nella città straniera. Le foto continuano ad arrivare: dentro ci sono una bambina che cresce ridendo, e un padre e una madre che l’accudiscono ridendo.

Passa del tempo. Nel suo scorrere, sembra che il tempo abbia deciso di essere benevolo.

Una mattina B. esce di casa, accompagna G. all’asilo, poi si avvia al laboratorio. Il semaforo è verde e B. attraversa la strada, quando una macchina la investe. Adesso B. è stesa sull’asfalto. Ha già iniziato a morire.

K. ha riportato B. a casa in una bara. K. e G. non vivono più nella città straniera. Ogni tanto K. invia delle foto di G., che ormai cammina sulle sue gambe. Indossa pantaloni e magliette da bambola. Ha i capelli corti e ride sempre, almeno nelle foto inviate da K.

TAG
general motors michael moore barbara ehrenreich bowling for columbine roger & me la collina dei conigli

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Di Davide Orecchio il 16/11/2009 alle 01:15



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