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17/11/2009

Meglio non privatizzare l’acqua: la Bolivia insegna


Il governo si vende l’acqua e a me torna in mente quanto accadde nove anni fa in Bolivia. Anche quel governo si era venduto l’acqua, precisamente le acque di Cochabamba, un’intera città e una regione del paese sudamericano. Il consorzio acquirente della concessione era di proprietà della Edison e della Bechtel.
 

Vecchie tariffe e usi civici furono aboliti per un’intera comunità. Nel gennaio del 2000 arrivarono ai cittadini le prime bollette della gestione privata: c’erano aumenti fino al 300%. La Bechtel sostenne che gli aumenti non superavano il 35%, e che avrebbe tagliato la fornitura di acqua agli utenti che non pagavano. Scoppiò una rivolta che ora sta nei libri di storia. Il presidente Hugo Banzer dichiarò lo stato d’assedio e mandò l’esercito. Ma la repressione non funzionò. Le barricate vinsero sulle uniformi e la privatizzazione dell’acqua fu annullata.

Pochi anni dopo scoppiò una rivolta analoga, questa volta contro la privatizzazione del gas naturale. Anche quella rivolta vinse. E un’intera classe dirigente fu mandata a casa, anzi a Washington. E oggi il presidente della Bolivia si chiama Evo Morales. La storia mostra (non mi azzardo a scrivere: insegna) che certi diritti è meglio non toccarli.

La foto l'ho scattata tra le lagune e i salares di Uyuni, nel sud della Bolivia, nel 2004.

Qui una ricostruzione dei fatti di Cochabamba

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evo morales privatizzazione dell'acqua acqua bolivia bechtel cochabamba

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Di Davide Orecchio il 17/11/2009 alle 19:19



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