03/09/2010
E se avesse ragione Ratzinger?
Questa volta Ratzinger mi è piaciuto. La sua lettera ai giovani è bella. Leggetela per intero, andate oltre i titoli di agenzia e le forzature (“Prima Dio, poi il lavoro”). Sorbitevi anche tutte le venature teologiche (del resto è il papa). Lasciate da parte le tirate sul relativismo e andate al succo del messaggio, che è:
Cari ragazzi, pensate in grande! Non puntate solo a un posto fisso che qualcuno prima o poi vi elemosinerà. Non pensato solo a ritagliarvi un posticino fisso in questa società. Pensate invece a cambiarla, questa società. Sognate di cambiarla. Sognate la vostra felicità, e realizzatela. E se lo farete, se sarete così bravi e coraggiosi, vedrete che il problema del lavoro lo saprete risolvere.
Non sono un fan del Vaticano. Io vado al gay pride per pura ideologia e ogni volta che passo sotto la statua di Giordano Bruno mi emoziono. Ma questa lettera, anche, mi ha emozionato.
Ratzinger invita a realizzare “ciò che è grande, nuovo”, a non perdersi nella “normalità della vita borghese”. Scrive: “È parte dell’essere giovane desiderare qualcosa di più della quotidianità regolare di un impiego sicuro e sentire l’anelito per ciò che è realmente grande. Si tratta solo di un sogno vuoto che svanisce quando si diventa adulti? No, l’uomo è veramente creato per ciò che è grande, per l’infinito. Qualsiasi altra cosa è insufficiente”.
Se i ragazzi del ’43 si fossero accontentati del “posto fisso”, li avrebbero cacciati nazisti e fascisti?
Se i ragazzi del ’68 si fossero accontentati del “posto fisso”, avrebbero portato l’immaginazione al potere?
Il “posto fisso” è una metafora il cui lato oscuro è la precarietà, la schiavitù dell’esistente, il contrario del sogno, l’incubo della realtà. Il posto fisso, oggi, in questa Italia, in questo mondo, è Matrix, un software cattivo. Nella migliore delle ipotesi, un ricatto (chiedete agli operai di Pomigliano, o ai ragazzi cinesi che fabbricano iPad).
Cari ragazzi, rimboccatevi le maniche e regalateci un mondo diverso, nel quale i “posti fissi” siano più desiderabili e degni.
Ma forse sto esagerando nella mia esegesi ratzingeriana. Meglio fermarsi qui.
Cari ragazzi, pensate in grande! Non puntate solo a un posto fisso che qualcuno prima o poi vi elemosinerà. Non pensato solo a ritagliarvi un posticino fisso in questa società. Pensate invece a cambiarla, questa società. Sognate di cambiarla. Sognate la vostra felicità, e realizzatela. E se lo farete, se sarete così bravi e coraggiosi, vedrete che il problema del lavoro lo saprete risolvere.
Non sono un fan del Vaticano. Io vado al gay pride per pura ideologia e ogni volta che passo sotto la statua di Giordano Bruno mi emoziono. Ma questa lettera, anche, mi ha emozionato.
Ratzinger invita a realizzare “ciò che è grande, nuovo”, a non perdersi nella “normalità della vita borghese”. Scrive: “È parte dell’essere giovane desiderare qualcosa di più della quotidianità regolare di un impiego sicuro e sentire l’anelito per ciò che è realmente grande. Si tratta solo di un sogno vuoto che svanisce quando si diventa adulti? No, l’uomo è veramente creato per ciò che è grande, per l’infinito. Qualsiasi altra cosa è insufficiente”.
Se i ragazzi del ’43 si fossero accontentati del “posto fisso”, li avrebbero cacciati nazisti e fascisti?
Se i ragazzi del ’68 si fossero accontentati del “posto fisso”, avrebbero portato l’immaginazione al potere?
Il “posto fisso” è una metafora il cui lato oscuro è la precarietà, la schiavitù dell’esistente, il contrario del sogno, l’incubo della realtà. Il posto fisso, oggi, in questa Italia, in questo mondo, è Matrix, un software cattivo. Nella migliore delle ipotesi, un ricatto (chiedete agli operai di Pomigliano, o ai ragazzi cinesi che fabbricano iPad).
Cari ragazzi, rimboccatevi le maniche e regalateci un mondo diverso, nel quale i “posti fissi” siano più desiderabili e degni.
Ma forse sto esagerando nella mia esegesi ratzingeriana. Meglio fermarsi qui.
Di Davide Orecchio il 03/09/2010 alle 17:37
Leggi i commenti
7
@davide le incrostazioni ideologiche sono tarde a svanir...
6
@davide le incrostazioni ideologiche sono tarde a svanir...
5
@Ilaria
Sono contento che tu abbia apprezzato.
Mica tutti, sai....
4
Grande Davide, mi è piaciuto molto questo tuo intervento. Ognuno di noi credo abbia a che fare con i "giovani" qualcuno anche con dei figli che stanno per diventarlo. Ebbene la tristezza si insinua se li osservi un po' a distanza, chè pare proprio non li abbiamo i sogni, ma solo paure, riserve, cautele. Non sanno e non vogliono osare. Forse non è colpa loro, ma certo dovrebbero trovare la forza da qualche parte per pensare in grande, come dice il santo padre, accollandosi il rischio di fare qualche cazzata in più.
3
che faccia tosta...
2
in parte sono d'accordo con te. Ma non mi veniva in mente un'altra generazione che, se non altro, ci avesse provato
1
I ragazzi del '43 hanno cacciato i nazifascisti. Quelli del '68 (e lo dico da militante di sinistra) non hanno combinato un tubo. Un po' di manifestazioni e poi si sono rimboccati le maniche per costruire lo schifo che vediamo intorno a noi. Quando sono diventati classe dirigente hanno costruito questo schifo di paese, ben peggiore di quello che avevano ereditato dai nostri nonni.
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