23/04/2010
La lezione di Steiger, Mr. ProPublica: il giornalismo d’inchiesta vince sempre
Online o sulla carta stampata, se sei un grande giornalista troverai sempre il tuo pubblico. Fresco di vittoria al Pulitzer, il direttore di ProPublica Paul Steiger ha una lezione per noi. Ed è questa: il giornalismo di qualità, il giornalismo d’inchiesta, vince sempre.
Almeno negli United States. E può dominare su tutte le piattaforme: dalla carta stampata tradizionale al web, sui media mainstream e sulle start up. Al festival del giornalismo di Perugia Paul Steiger ha convinto e coinvolto tutti con la sua lecture impostata su poche ma precise “asserzioni” e sul racconto di una storia, quella della nascita di ProPublica. Le asserzioni le ricordo in fretta: il vecchio modello economico d’informazione è morto; nel futuro il web sarà uno strumento centrale, ma non l’unico, per l’informazione; l’editoria è in crisi, ma l’informazione no: le possibilità di accesso alle notizie si sono moltiplicate, così come la possibilità per ognuno di produrre (broadcast) informazione; Io (Paul Steiger, 20 e oltre anni di professione alle spalle, ex direttore del Wall Street Journal) mi concentro sul giornalismo d’inchiesta.
E cosa faccio? Fondo ProPublica e la sovvenziono con donazioni fino a 10 milioni di dollari l’anno. Metto insieme 32 giornalisti in un mix di veterani e giovani digitalizzati, più 4 mila collaboratori volontari sparsi sul territorio a segnalare spunti e storie. Pubblico inchieste gratuitamente su internet e le offro gratuitamente alle grandi testate editoriali. Dissemino la mia informazione. Con un solo obiettivo: cambiare le cose, “produce change”. L’inchiesta su Katrina che è valsa il Pulitzer a Sheri Fink, o quella sui contractors in Iraq e Afghanistan, o quella sui danni causati dalle perforazioni idrauliche alla ricerca del gas, hanno prodotto cambiamenti: dimissioni, licenziamenti, inchieste giudiziarie.
Se lo fai così, il giornalismo funziona. Ma puoi passare anche un anno a lavorare su un’inchiesta, ricorda Steiger azzerando la terribile regola numero uno del giornalismo online (NON C’E’ TEMPO). Se cambi il modello, il tempo lo trovi.
Il “Professor” Steiger sembra aver trovato la formula vincente. Ma c’è solo una domanda pressante, tra le tante che vengono dalla platea del Teatro Pavone, alla quale non sa rispondere:
“In Italia si può fare?”
Silenzio.
Per un resoconto della lezione di Steiger clicca qui.
Il video:
Almeno negli United States. E può dominare su tutte le piattaforme: dalla carta stampata tradizionale al web, sui media mainstream e sulle start up. Al festival del giornalismo di Perugia Paul Steiger ha convinto e coinvolto tutti con la sua lecture impostata su poche ma precise “asserzioni” e sul racconto di una storia, quella della nascita di ProPublica. Le asserzioni le ricordo in fretta: il vecchio modello economico d’informazione è morto; nel futuro il web sarà uno strumento centrale, ma non l’unico, per l’informazione; l’editoria è in crisi, ma l’informazione no: le possibilità di accesso alle notizie si sono moltiplicate, così come la possibilità per ognuno di produrre (broadcast) informazione; Io (Paul Steiger, 20 e oltre anni di professione alle spalle, ex direttore del Wall Street Journal) mi concentro sul giornalismo d’inchiesta.
E cosa faccio? Fondo ProPublica e la sovvenziono con donazioni fino a 10 milioni di dollari l’anno. Metto insieme 32 giornalisti in un mix di veterani e giovani digitalizzati, più 4 mila collaboratori volontari sparsi sul territorio a segnalare spunti e storie. Pubblico inchieste gratuitamente su internet e le offro gratuitamente alle grandi testate editoriali. Dissemino la mia informazione. Con un solo obiettivo: cambiare le cose, “produce change”. L’inchiesta su Katrina che è valsa il Pulitzer a Sheri Fink, o quella sui contractors in Iraq e Afghanistan, o quella sui danni causati dalle perforazioni idrauliche alla ricerca del gas, hanno prodotto cambiamenti: dimissioni, licenziamenti, inchieste giudiziarie.
Se lo fai così, il giornalismo funziona. Ma puoi passare anche un anno a lavorare su un’inchiesta, ricorda Steiger azzerando la terribile regola numero uno del giornalismo online (NON C’E’ TEMPO). Se cambi il modello, il tempo lo trovi.
Il “Professor” Steiger sembra aver trovato la formula vincente. Ma c’è solo una domanda pressante, tra le tante che vengono dalla platea del Teatro Pavone, alla quale non sa rispondere:
“In Italia si può fare?”
Silenzio.
Per un resoconto della lezione di Steiger clicca qui.
Il video:
Di Davide Orecchio il 23/04/2010 alle 23:19



