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07/10/2010

Siti d'informazione e aggregatori: due episodi e due riflessioni

foto di Brian ButkoProvo a mettere insieme alcune considerazioni sul rapporto tra un giornale online (nel mio caso, rassegna.it) e i diversi aggregatori che ne riprendono i contenuti nella rete. Senza alcuna velleità teorica ma contando solo sulle riflessioni che la mia esperienza quotidiana mi suggerisce.
 

Racconterò due episodi nei quali rassegna.it è stata intercettata da aggregatori gestiti redazionalmente (dunque da persone in carne e ossa che selezionano contenuti dalla rete e li copiano e incollano sui loro siti). Due episodi che possono anche essere letti come modelli di comportamento. Poi avanzerò un paio di ipotesi riguardo la sopravvivenza di un'impresa giornalistica nella rete, sempre con la dovuta premessa che non ho alcun titolo né dottrina per formulare teorie, al di là del mio quotidiano smanettare tra queste faccende.

Episode One: Informare per Resistere
Alcuni giorni fa un amico mi ha segnalato che un post pubblicato sul mio blog (questo blog) era stato ripreso da Informare per Resistere (d'ora in poi IPR), sia sulla sua bacheca Facebook sia sul suo sito, senza però citare correttamente l'autore né la fonte.

IPR
è nato, credo, come gruppo Facebook molto a sinistra e antiberlusconiano, e ha ottenuto un successo strepitoso: più di 300 mila followers nella sua bacheca, decine di contenuti postati ogni giorno e centinaia di commenti. Contenuti ovviamente ripresi da altri: siti d'informazione, blog e via dicendo. A volte (nel caso di un Marco Travaglio o di altri nomi noti) IPR cita con correttezza e deferenza la fonte e la firma, altre volte (nel mio caso) se ne dimentica.

Tutto ciò sulla bacheca Fb. Poi c'è il sito vero e proprio, con dominio (e immagino provider) straniero: ha aperto da poco e copia e incolla i contenuti come fa sulla bacheca Fb. Con una differenza: il sito offre spazi pubblicitari e ha aperto una campagna di raccolta inserzionisti. Ecco il banner:



Ovviamente è un salto di livello. IPR prova a diventare un'impresa editoriale economica su internet… e lo fa con i contenuti degli altri. IPR dichiara anche che la sua ambizione è di raccogliere fondi in stile Ong per creare una sorta di "progetto sociale", costruire scuole, aiutare "madri in difficoltà" ecc. Tutto ciò è anche giusto e lodevole, ma si basa sulla pubblicazione di contenuti scritti da persone e testate che, per la maggior parte, non sono state minimamente informate sulla natura del progetto (il che non è né giusto né lodevole).

Ho scritto una mail a IPR:
"grazie per riprendere i miei post.
ringrazierei + calorosamente se ne segnalaste anche l'autore
saluti"

Dopo poche ore ho ricevuto questa risposta:
"Ciao Davide, sono H., uno degli 8 amministratori della pagina.
Stiamo ricevendo un sacco di lamentele da quando abbiamo aperto il sito, a volte sbagliamo con la fonte non cliccabile, a volte facciamo altri errori... ci dovete perdonare, siamo semplici cittadini che stanno imparando ad usare al meglio il sito.
Dopo 17 mesi di pagina Facebook, ora abbiamo aperto il sito per tentare di riuscire in questo sogno: http://informarexresistere.fr/soliweb

Se mi dici qual è (sic) il post "incriminato" :D te lo sistemo

Spero ci perdonerai :)

Un abbraccio resistente.
H."

Al che ho controreplicato:
"Ciao H.,

il post è quello che ti linkavo sotto ed è ripreso appunto dal mio blog, correttamente linkato ma con l'omissione della firma. Il post è stato poi ripreso integralmente sulla vostra bacheca Facebook senza indicare né la testata (il blog) di provenienza né la firma.

Più in generale, capisco quello che mi scrivi ma credo che anche voi aggregatori di contenuti (per quanto ispirati, nel caso di Informare per resistere, da una lodevole intenzione politica, non lo metto in dubbio) dobbiate fare uno sforzo in più nei confronti di chi quei contenuti li produce su internet. Penso che non sarebbe un'idea malvagia valorizzare di più le testate e gli autori che riprendete, segnalandoli in grassetto all'inizio degli articoli e non alla fine.

C'è insomma secondo me tutto un capitolo "trasparenza editoriale" da non perdere di vista, anche perché la missione del vostro sito è sì esplicita, ma altrettanto esplicita mi sembra (correggimi se sbaglio) la presenza pubblicitaria e la richiesta di inserzionisti sulla vostra homepage. Allora, se imboccate la strada della raccolta pubblicitaria, dovreste considerare che farlo esclusivamente grazie a contenuti prodotti da altri potrebbe sollevare reazioni indesiderate. Personalmente, non penso che un sito dovrebbe aprirsi alla pubblicità, e dunque rivendicare la sua natura di impresa economica, senza avere un adeguato equilibrio tra contenuti ripresi da altri (aggregati) e contenuti autoprodotti.

Ti scrivo tutto ciò perché di mestiere faccio il giornalista su internet, mando avanti quotidianamente un sito e un blog e i miei contenuti sono il prodotto del mio lavoro, hanno quindi un valore economico (almeno per me e per l'azienda che mi paga lo stipendio) che conta quanto la passione che ci metto e gli interessi che mi ispirano. Un valore che oggi c'è ma domani potrebbe sparire, visto che molte aziende editoriali (compresa la mia) sono in crisi.

Non vorrei essere frainteso: il fatto che un mio post venga ripreso da voi non può che farmi contento, perché significa che vi è piaciuto.

Del resto tutti i contenuti di rassegna.it sono in copyleft (Attribuzione - Non opere derivate 3.0) e possono e anzi vogliono essere ripresi e disseminati. Credo però che più in generale siano maturi i tempi per una Carta d'intesa tra produttori di contenuti digitali e aggregatori/fruitori. Condividere delle linee di reciproco rispetto e valorizzare il diritto d'autore su internet adeguandolo all'era del 2, o del 3 o del 4.0 che verrà sarebbe un utile passo avanti.

un saluto".

Il carteggio si è fermato qui.
Ma i punti di domanda restano.


Episode Two: Umbrialeft riprende Controlacrisi che aveva ripreso rassegna.it (che nel frattempo sparisce)
Il secondo episodio mi è stato segnalato da un collega e sembra proprio un "caso di studio":

1) Un sito di informazione (rassegna.it) pubblica una notizia.
2) Un aggregatore (Controlacrisi.org, d'ora in poi CLC) riprende la notizia citando correttamente (ma senza eccessivo entusiasmo, per la verità) la fonte.
3) Un secondo aggregatore (Umbrialeft.it, d'ora in poi UL) riprende la notizia da CLC indicando come fonte lo stesso CLC.
4) Risultato: la fonte (rassegna.it) sparisce.

Ho scritto ai redattori di UL per segnalare l'errore che avevano fatto (riguardava due nostre notizie) chiedendo che correggessero. Non ho ottenuto né risposta, né correzioni: credo che sopravvivrò, anche perché di UL non mi importa un fico secco. È il meccanismo a preoccuparmi: se a un secondo o a un terzo o a un livello "n" di aggregazione succede questo, la fonte è destinata a sparire in moltissimi casi.

(Per inciso: forse non è un caso che tutti gli episodi citati riguardino il comportamento di siti di sinistra. Certo, rassegna.it produce contenuti "di sinistra" che quindi finiscono più facilmente in contenitori di sinistra, ma il comportamento desta qualche perplessità. Ad esempio è successo che anche giornali cartacei di sinistra copiassero e incollassero le nostre notizie senza neppure un rigo di citazione. Temo che in troppi pensino di poter riutilizzare i nostri contenuti adottando una sorta di socialismo 2.0, dove l'abolizione della proprietà privata si trasforma in appropriazione indebita.)


Riflessione 1
Rassegna.it, come scrivevo a IPR, è in copyleft. Quindi va benissimo che i nostri contenuti siano ripresi da altri siti. Chiediamo solo due avvertenze: 1) la citazione corretta di testata e autore; 2) che a nessuno venga in mente di fare soldi con i nostri contenuti.


Riflessione 2
Siamo nel mezzo di un guado, forse di una palude. Come facciamo a garantire la sopravvivenza o addirittura la visibilità di un'impresa giornalistica nell'era dell'infinita replicazione digitale? Naturalmente c'è la risposta numero uno, la risposta "proprietaria". La risposta sulla quale insistono molti grandi gruppi editoriali: un nuovo ordinamento sul diritto d'autore che imponga divieti e sanzioni. Una nuova forma di proprietà privata intellettuale. Magari imponendo anche una bella tassa su provider e operatori di rete che fanno traffico e soldi con i nostri contenuti.

A me questa risposta non piace molto. Mi piacerebbe invece un altro tipo di risposta, che suggerisse una soluzione "comunitaria". Dovrebbe ormai essere chiaro a tutti, infatti, che molte testate giornalistiche, come rassegna.it, svolgono una funzione di interesse pubblico e hanno un ruolo vitale entro una comunità che ne riprende e replica i contenuti.

Una comunità che grazie alla gratuità e al regime di copyleft di rassegna.it e di molte altre testate può informarsi ogni giorno senza dover spendere un solo centesimo.

Il fondo nazionale per l'editoria si avvia verso una rapida estinzione. Molte testate cartacee (che pubblicano anche siti d'informazione) rischiano di chiudere o chiuderanno con certezza. È un rischio che corre anche la cooperativa di giornalisti cui appartengo.

Non è forse venuto il momento di rivendicare e valorizzare nelle "sedi opportune" (come dice chi sa parlare bene) il nostro ruolo di interesse pubblico e "comunitario" nella nuova era dell'informazione digitale?

Cosa ne pensano Mediacoop e Anso, le associazioni di cui fa parte la mia cooperativa e che ne rappresentano gli interessi nelle "sedi opportune"?

TAG
informare per resistere controlacrisi.org umbrialeft aggregatori rassegna.it mediacoop anso informazione giornalismo online

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http://sullasfalto.blog.rassegna.it/2010/07/10/554-siti-dinformazione-e-aggregatori-due-episodi-e-due-riflessioni/

Di Davide Orecchio il 07/10/2010 alle 18:11



Leggi i commenti

7
sì, mi era giunta notizia. io però mica proponevo quello!
6
Ciao Davide, pare che in parlamento (purtroppo) leggano il tuo blog ;o) http://www.guidoscorza.it/?p=2176
5
Tu scrivi così: "Rassegna.it, come scrivevo a IPR, è in copyleft. Quindi va benissimo che i nostri contenuti siano ripresi da altri siti. Chiediamo solo due avvertenze: 1) la citazione corretta di testata e autore; 2) che a nessuno venga in mente di fare soldi con i nostri contenuti". Sul punto 2 aggiungerei: "e se qualcuno ci riesce, ci spieghi almeno come fa".
4
http://informarexresistere.fr/siti-dinformazione-e-aggregatori-due-episodi-e-due-riflessioni
3
grazie per il contributo, Betto. Penso che dovremo ragionare e attrezzarci, e difenderci
2
(continua dal commento precedente) Il fatto è che la citazione della fonte e dell'autore, per quanto possa fare piacere a quest'ultimo, sono strumenti antichi che mal si confanno alla ormai vecchia rete internet, e il mio giudizio (da editore) è che non possono essere utilizzati come copertura per fare a tutti gli effetti informazione (con il lavoro degli altri) e fare reddito (con le proprie tasche). Come Anso dai che abbiamo appena concluso il lavori della VII assemblea nazionale e dalla prossima settimana inizieremo la pianificazione di una seri di iniziative pubbliche che vedranno la luce nei prossimi mesi. Fra i tanti ne abbiamo in cantiere uno che riguarderà queste tematiche, spero di poter contare sul coinvolgimento.
1
Grazie Davide di avermi segnalato il tuo post. La tua è un'analisi estremamente chiara e la condivido quasi integralmente. Il problema è molto più ampio di quello che sembra e sebbene non condivido il passaggio del post in cui parli di "nuova proprietà intellettuale", temo che questo problema debba almeno in parte passare per "un nuovo ordinamento sul diritto d'autore che imponga divieti e sanzioni". Anche gli aggregatori hanno un ruolo sociale, ma gli esempi che hai indicato non sono aggregatori almeno nel senso web del termine. Ricoprono cmq un ruolo nel mondo dell'informazione ma non ne seguono le regole come fa Rassegna.it (Direttore responsabile, ROC, ecc.). Personalmente li ritengo ai limiti della legalità. (continua)

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