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07/11/2010

Sergio Pitol, l'autore che l'Italia non vede

Si potrebbe parlare della cecità. Se un editore è miope, la conseguenza è che i suoi lettori saranno ciechi. Pochi giorni fa ho scoperto che Adán Buenosayres di Leopoldo Marechal è stato appena pubblicato in Italia da Vallecchi. Complimenti: con soli 62 anni di ritardo. Dal 1948 a oggi tre generazioni di lettori italiani non hanno “visto” Marechal, e devono ringraziare tre generazioni di editori italiani.

Quanto altro i lettori italiani non possono vedere, intrappolati nella loro solitudine da numeri primi?
 

Ad esempio c’è Sergio Pitol, che è uno scrittore messicano. Uno scrittore importante. Un grande scrittore, che molti italiani amerebbero. Cosa si può leggere di Pitol in Italia? Sono andato sull’indice opac Sbn e su Ibs e il risultato è: La vita coniugale e Valzer di Mefisto. Forse mi è sfuggito qualcosa, ma la mia somma è questa: 1 + 1 = 2. (Spero davvero che mi sia sfuggito qualcosa.)

Pitol ha scritto qualche libro in più. Ecco la lista delle sue opere tratta da Wikipedia:

No hay tal lugar (1967)
Infierno de todos (1971)
Los climas (1972)
El tañido de una flauta (1973)
Asimetría (1980)
Nocturno de Bujara (1981)
Cementerio de tordos (1982)
Juegos florales (1985)
El desfile del amor (1985)
Domar a la divina garza (1988)
Vals de Mefisto (1989)
La casa de la tribu (1989)
La vida conyugal
(1991), adaptada al cine.
El arte de la fuga (1996), ensayo.
La Casa de la Tribu (1996)
Todos los cuentos más uno (1998)
Soñar con la realidad (1998)
El viaje (2000)
Todo está en todas las cosas (2000)
De la realidad a la literatura (2002)
Obras reunidas II
 (2003)
Obras reunidas III (2004)
El mago de Viena (2005)
Trilogía de la memoria (2007)

Aggiungo alla lista un gioiello mancante: Adicción a los ingleses. Vida y obra de diez novelistas (2002).

Attenzione: Sergio Pitol non solo scrive da più di 40 anni ma è anche molto famoso. Sergio Pitol è un classico. Ha vinto premi su premi. Non è un autore sfigato per palati carbonari. Ma questo agli editori italiani sembra non bastare.

Lo scopersi anni fa – cieco, ignorante e italiano come sono – quando entrai in una libreria di Città del Messico (forse Gandhi, forse un’altra a Condesa) e vidi un suo libro: El Viaje, e senza conoscerlo lo acquistai. Inutile dire che mi piacque molto, sennò non pubblicherei questo post.

In El Viaje Pitol racconta un suo viaggio (1986) nel tramonto dell’Unione Sovietica, una Mosca indolente e rassegnata, burocrati già evanescenti, poco più che ombre, scrittori afoni, georgiani folli ed esuberanti e molto altro.

Chissà se El Viaje (e le altre opere di Pitol) sarà più fortunato di Adán Buenosayres? O anche per lui l’Italia dovrà aspettare 60 anni, ossia il 2060?

Su Internet ne circolano versioni addirittura integrali, che per pudore e rispetto del copyright non linko.

Su Google Books invece ne hanno pubblicato un lungo estratto:




Se non si vuol restare ciechi, è tempo di studiare le lingue. Lontano dai colpi di spazzola, dai numeri primi e dai supermercati del libro.

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sergio pitol el viaje leopoldo marechal adán buenosayres città del messico

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http://sullasfalto.blog.rassegna.it/2010/07/11/581-sergio-pitol-lautore-che-litalia-non-vede/

Di Davide Orecchio il 07/11/2010 alle 00:33



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