09/10/2010
Pentimento di un Suv romano
- Posso parlare?
- Ti ascolto.
- Vorrei provare a spiegarmi…
- Non sarebbe meglio se prima ammettessi qualche colpa?
- Forse hai ragione. Allora, vediamo… E' vero, sono enorme. Ingombro le strade della città. Consumo troppa benzina. Inquino più delle altre macchine. Ecco.
- Nient'altro?
- Cos'altro devo dire?
- Non sei esattamente una piuma. Qualche accenno a cosa succede quando corri troppo, quando sbandi, magari quando investi qualcuno?
- Va bene. Sono pericoloso: se l'impatto con un'auto normale può ucciderti, con me muori di sicuro.
- Quanto al complotto alieno, nulla da dichiarare?
- Ah no! Quello è il parto di una mente malata! Non commento le teorie stupide di Davide Orecchio!
- Va bene. Mi basta sapere che sei consapevole della tua inutilità.
- Inutilità? Non ho detto questo.
- Ma si deduce dalle tue parole. Sei inutile, ammettilo.
- Ok, lo ammetto. In una città come Roma sono inutile.
- E in molti altri posti.
- Ma è qui che vivo! E poi vorrei aggiungere a mia discolpa che costruirmi così non è stata una mia idea. Lo so che è banale, ma è vero.
- In questo hai ragione. Non sei responsabile della tua mostruosità. Dobbiamo imputarla al cinismo e all'idiozia di chi ti ha progettato e costruito.
(silenzio)
- A chi appartieni?
- A una donna.
- E per cosa ti usa?
- Mi porta in giro per il quartiere Prati. Quasi tutti i giorni mi lascia in doppia fila a via Settembrini e va a fare la spesa. Compra verdure biologiche, carciofi organici, queste cose qui.
- È bionda, fa l'avvocato quando le va, anche suo marito è avvocato e hanno un figlio.
- Sì! Come fai a saperlo?
- Ho tirato a indovinare.
- Accidenti, sei in gamba. Però il marito non fa l'avvocato. Si occupa di marketing. E anche lei, in realtà, non è un avvocato vero e proprio, pur avendo una laurea in giurisprudenza.
(silenzio)
- Un altro degli scopi per i quali mi usa è accompagnare il figlio in piscina.
- Anche lì, immagino, doppia fila.
- Esatto.
- Non ti senti odiato in quei momenti?
- Vorrei sparire e farmi piccolo piccolo.
- E il marito non ti usa?
- No. Lui ha un altro Suv, più grosso di me.
- Però!
- A volte penso che... (esita)
- Cosa pensi?
- Penso che dovrebbero usare in modo più intelligente i loro soldi. Anche se non è nel mio interesse pensarlo. Sinceramente non so più quale sia il mio interesse.
- Sei migliore di quanto credessi. Il tuo problema è che hai capito, purtroppo per te.
- E so anche dove dovrei stare.
- Dove?
- Chiuso nel garage.
- Senza mai uscire?
- Lì dentro per sempre. Così non darei più fastidio a nessuno.
- E' un pensiero nobile. Ma vedi, il problema non sei tu. Sono la bionda e suo marito.
(silenzio)
- Stavo pensando... Potrei dare un'occhiata ai tuoi freni?
- I miei freni? Cosa t'importa dei miei freni? Ehi, non ti avvicinare! Non provare a toccarmi!
Dialogo tra un Suv e un assassino
Roma nord, autunno 2010
di Davide Orecchio
- Ti ascolto.
- Vorrei provare a spiegarmi…
- Non sarebbe meglio se prima ammettessi qualche colpa?
- Forse hai ragione. Allora, vediamo… E' vero, sono enorme. Ingombro le strade della città. Consumo troppa benzina. Inquino più delle altre macchine. Ecco.
- Nient'altro?
- Cos'altro devo dire?
- Non sei esattamente una piuma. Qualche accenno a cosa succede quando corri troppo, quando sbandi, magari quando investi qualcuno?
- Va bene. Sono pericoloso: se l'impatto con un'auto normale può ucciderti, con me muori di sicuro.
- Quanto al complotto alieno, nulla da dichiarare?
- Ah no! Quello è il parto di una mente malata! Non commento le teorie stupide di Davide Orecchio!
- Va bene. Mi basta sapere che sei consapevole della tua inutilità.
- Inutilità? Non ho detto questo.
- Ma si deduce dalle tue parole. Sei inutile, ammettilo.
- Ok, lo ammetto. In una città come Roma sono inutile.
- E in molti altri posti.
- Ma è qui che vivo! E poi vorrei aggiungere a mia discolpa che costruirmi così non è stata una mia idea. Lo so che è banale, ma è vero.
- In questo hai ragione. Non sei responsabile della tua mostruosità. Dobbiamo imputarla al cinismo e all'idiozia di chi ti ha progettato e costruito.
(silenzio)
- A chi appartieni?
- A una donna.
- E per cosa ti usa?
- Mi porta in giro per il quartiere Prati. Quasi tutti i giorni mi lascia in doppia fila a via Settembrini e va a fare la spesa. Compra verdure biologiche, carciofi organici, queste cose qui.
- È bionda, fa l'avvocato quando le va, anche suo marito è avvocato e hanno un figlio.
- Sì! Come fai a saperlo?
- Ho tirato a indovinare.
- Accidenti, sei in gamba. Però il marito non fa l'avvocato. Si occupa di marketing. E anche lei, in realtà, non è un avvocato vero e proprio, pur avendo una laurea in giurisprudenza.
(silenzio)
- Un altro degli scopi per i quali mi usa è accompagnare il figlio in piscina.
- Anche lì, immagino, doppia fila.
- Esatto.
- Non ti senti odiato in quei momenti?
- Vorrei sparire e farmi piccolo piccolo.
- E il marito non ti usa?
- No. Lui ha un altro Suv, più grosso di me.
- Però!
- A volte penso che... (esita)
- Cosa pensi?
- Penso che dovrebbero usare in modo più intelligente i loro soldi. Anche se non è nel mio interesse pensarlo. Sinceramente non so più quale sia il mio interesse.
- Sei migliore di quanto credessi. Il tuo problema è che hai capito, purtroppo per te.
- E so anche dove dovrei stare.
- Dove?
- Chiuso nel garage.
- Senza mai uscire?
- Lì dentro per sempre. Così non darei più fastidio a nessuno.
- E' un pensiero nobile. Ma vedi, il problema non sei tu. Sono la bionda e suo marito.
(silenzio)
- Stavo pensando... Potrei dare un'occhiata ai tuoi freni?
- I miei freni? Cosa t'importa dei miei freni? Ehi, non ti avvicinare! Non provare a toccarmi!
Dialogo tra un Suv e un assassino
Roma nord, autunno 2010
di Davide Orecchio
Di Davide Orecchio il 09/10/2010 alle 14:15



