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09/11/2010

Adán Buenosayres, una lettera da Vallecchi

La casa editrice Vallecchi mi scrive su Leopoldo Marechal. Si parla di cecità e coraggio

L'altro giorno, in un post su Sergio Pitol, accennavo ad Adán Buenosayres (1948) di Leopoldo Marechal, opera mondo adorata, tra gli altri, da Julio Cortázar e di recente pubblicata da Vallecchi in Italia. E nello scriverne stavo a metà tra l'imbarazzo per i 62 anni che ci erano voluti perché arrivasse anche da noi, e il buonumore perché una casa editrice aveva compiuto il grande passo.

Oggi ricevo e posto a seguire una bella lettera di Sebastiana Gangemi, responsabile ufficio stampa di Vallecchi:
 

"Caro Davide,

Concordo pienamente con il tuo punto di vista, la cecità di alcuni editori nelle loro proposte, la solitudine dei lettori che affidano le loro scelte ai prodotti editoriali più pubblicizzati, la miopia dei giornali e di chi vi scrive che nota solo la mole di pagine da leggere senza sapere cosa si sta perdendo. Insomma un circolo vizioso che produce sempre gli stessi prodotti e da cui nessuno ha il coraggio di uscire con alternative valide.

L'Adán Buenosayres arriva in Italia dopo tanti anni perché nessun editore sino ad oggi aveva avuto il coraggio di affrontare un’impresa simile, impegnativa da tutti i punti di vista: economico, culturale e perché no anche politico. Del resto lo stesso Marechal di autodefinì 'poeta deposto. Dopo la sua adesione al Peronismo tutti lo avevano allontanato, mentre lui viveva in solitudine nella sua Buenos Aires'

Un caro saluto,
Sebastiana".
Non resta che aggiungere un Prologo indispensabile:
"En cierta mañana de octubre de 192., casi al mediodía, seis hombres nos internábamos en el cementerio de Oeste, llevando a pulso un atúd de modesta factura (cuatro tablitas frágiles) cuya levedad era tanta, que nos parecia llevar en su interior, no la vencida carne de un hombre muerto, sino la materia sutil de un poema concluido. El astrólogo Schultze y yo empuñabamos las manijas de la cabecera, Franky Amundsen y Del Solar habían tomado las de los pies: al frente avanzaba Luis Pereda, fortachón y bamboleante como un jabalí ciego; detrás iba Samuel Tesler, exhibiendo un gran rosario de cuentas negras que manoseaba con ostentosa devoción".
Buona lettura.

P.S.: Pereda è Borges

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Di Davide Orecchio il 09/11/2010 alle 17:38



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