30/10/2010
Dialogo sulla morte di Sarah
Hercule Poirot e il suo vicino di casa, un italiano in esilio, sono seduti nel soggiorno di P. L’investigatore compulsa giornali e sbuffa. È di pessimo umore.D.O. – Cos’ha, Poirot? Qualcosa che ha letto le è andato di traverso?
H.P. – Questo omicidio è insensato! È abominevole. Ma i giornali lo raccontano così male! La vicenda va avanti da quasi un mese e non se ne capisce nulla.
D.O. – Quale omicidio?
H.P. – Ma la piccola Sarah, è evidente. Non ha seguito la storia?
D.O. – Poco. Per la verità quasi per nulla.
H.P. – Non s’è incuriosito?
D.O. – Direi di no.
H.P. – Mais c’est incroyable! Nessuna curiosità! E vuole diventare un investigatore privato?
D.O. – Non ho mai espresso questo desiderio.
H.P. – E la sua partecipazione al caso di Elisabeth Marymere?
D.O. – Nasce da un interesse puramente intellettuale. C’è di mezzo Joseph Conrad.
H.P. – Capisco.
D.O. – E poi il piacere di vedere lei all’opera. Un difetto di voyeurismo da parte mia, senza dubbio.
H.P. – Dunque non sa nulla della morte di Sarah?
D.O. – Lo confesso.
H.P. – Questo insensato omicidio. L’assenza di un movente. Lo zio e la cugina sospettati e accomunati da chissà quale macchinazione che ci sfugge anche a causa di pessimi investigatori senza logica e di mediocri giornalisti incapaci di raccontare una storia, di sommare un fatto all’altro. Tutto questo cos’è, per lei?
D.O. – Un’eco.
H.P. – Non legge i giornali, a parte quei suoi fogli estremisti?
D.O. – Mi accontento distrattamente dei titoli. Tengo il mondo a debita distanza.
H.P. – Bon.
La porta si apre. Entra Hastings seguito da un poliziotto. Un pianoforte intona una scala in suspense. Ci sono novità.
Di Davide Orecchio il 30/10/2010 alle 01:16



