14/12/2010
150 mila ore con Berlusconi
Non mi merito Playold, e candido ThorConvivo con B. da sedici anni. Naturalmente sia io, sia (soprattutto) B. siamo in giro da più tempo. Ma il conto è politico, e parte dal 1994. Oltre cinquemila giorni. Quasi 150 mila ore. E la somma è destinata ad aumentare. Ma non ho fatto nulla di male per meritarmi tutto questo tempo insieme a B.
Il 27 aprile 1994, due giorni dopo la prima manifestazione anti B. nella storia del Paese, mi laureavo sotto il deprimente influsso della Sua ancora fresca vittoria elettorale.
Da qualche parte nel 2000 discutevo la tesi di dottorato mentre D'Alema si avviava a perdere le elezioni regionali contro B. (Il primo presidente del Consiglio che si dimette perché le midterm vanno male = merita un corsivo).
Da qualche parte nel 2001 già lavoravo ed ecco una nuova batosta.
Da qualche parte nel 2006 pensavo di stravincere dopo cinque anni di B./disastri e invece solo una manciata di voti, un boccone amaro alle prime ore dell'alba.
Da qualche parte nel 2008 gli italiani votavano B. e Calearo.
Da qualche parte negli anni 80 pensavo infantilmente e imberbe che il Pentapartito fosse il male assoluto, il presente tossico e immutabile di un Paese in mano a mummie e bombaroli. Non immaginavo che il futuro potesse essere questo presente. E accetterei indietro quelle mummie (ma non i bombaroli).
Sto invecchiando nel segno di B. E nei manuali di storia (semmai se ne scriveranno ancora), in qualche e-book del futuro, l'Italia in cui ho vissuto buona parte della mia giovinezza sarà intitolata "L'Italia di B.". Un deserto d'Italia con in mezzo il totem di Silvio. A very miserable history book.
Senza miracoli e inabissandosi lentamente, perdendo qualcosa un giorno dopo l'altro, questi 16 anni sono trascorsi. Fino a oggi, 14 dicembre 2010, giorno in cui a Playold almeno un miracolo è riuscito: strappando la fiducia ha fatto girare le palle a molte donne (miracolo biologico, roba da santità immediata).
E mentre Lui la sfangava per l'ennesima volta ho pensato: "E' tempo di trasformare la fiducia guadagnata in Parlamento da biscazzieri e faccendieri, in sfiducia piena e ampia da parte del Paese. Oppure di darsi permanentemente, ammucchievolmente e orizzontalmente all'IPPICA".
Nell'Italia di B. c'è stato un solo giorno di felicità politica, per quanto mi riguarda: il 21 aprile del 1996, quando Lo battemmo. Ma facevo il segretario in un seggio elettorale all'Anagnina, e tra schede annullate, verbali e conti che non tornavano chiudemmo alle cinque del mattino. E ce ne andammo a dormire massacrati di fatica, senza feste.
Pochi giorni dopo, il 25 aprile, ricordo però una Roma in festa, piena di bandiere rosse e dell'Ulivo. E il sottoscritto da qualche parte tra il Campidoglio e via Caetani, finalmente contento.
Allora diamoci tutti appuntamento per il prossimo 25 aprile, anno 2011. Perché quelli che se ne intendono dicono che si andrà al voto. E urge un candidato per un centrosinistra da 40%. Caro centrosinistra, metti insieme questo 40% oppure abbiamo chiuso per sempre. Ora che l'alibi di Fini è crollato, se non hai un candidato ti suggerisco Thor: ha il martello del metalmeccanico e l'elmo di un Dio, è un migrante, uno che ha chiesto asilo. È un potente e un debole insieme. Non gliene frega niente dei soldi. È un paladino delle cause perse. È un Vendicatore. È il candidato giusto: perché abbiamo tutti bisogno di vendetta.
Di Davide Orecchio il 14/12/2010 alle 19:09



