22/02/2011
Un Museo d'Italia dev'essere una cosa viva
… e un museo di storia patria non serve all'ItaliaDalle pagine del Corriere della Sera Carandini, Galli Della Loggia e Melloni hanno lanciato un appello al presidente della Repubblica per l'istituzione di un Museo storico d'Italia. Un museo dell'identità italiana, che sappia parlare alla nostra società e raccontarle la sua storia ricostruendola con l'intero armamentario che un'istituzione culturale contemporanea deve avere: materiali d'archivio, reperti storici, multimedialità, compresenza di tangibile fisicità e immaginifica virtualità tecnologica – tutto ciò che serve a catturare la mente del visitatore.
È un'idea bellissima. Nel mio minuscolo e per-quel-poco-che-conta, sogno un Museo di Storia da quasi due decenni. Un'istituzione immune per quanto possibile dal virus del discorso pubblico e politico sulla storia, dalle strumentalizzazioni del momento, dalle intromissioni della leadership, governata con l'unico criterio del rigore scientifico e storiografico, dell'autonomia del sapere, della creatività divulgativa, della professionalità comunicativa. "Per quanto possibile" e "quanto basta": visto che a dispetto di ogni sforzo, separare nettamente la storia dal discorso pubblico sulla storia è impossibile.
Sogno un Museo di Storia italiano dal giorno in cui per la prima volta misi piede in un sogno analogo, realizzato da qualcun altro e altrove: il Deutsches Historisches Museum di Berlino, ospitato nello Zeughaus (l'Arsenale) su Unter den Linden, che potrebbe essere un ottimo caso di studio per chiunque si cimentasse in un'impresa simile.
Cosa fanno allo Zeughaus? C'è una mostra permanente di storia tedesca cui è delegata l'impostazione museale tradizionale (reperti, abiti, vessilli della storia nazionale, comprese le casacche degli internati nei campi di sterminio nazisti).
È nelle mostre e installazioni temporanee, però, che matura il dialogo tra il DHM e la società tedesca ed europea. L'ultima che ricordo d'aver visitato è la mostra sull'arte e la guerra fredda (Kunst und Kalter Krieg. Deutsche Positionen 1945-1989). Ma la lista dal 1990 a oggi è lunga, e si può consultare qui.
La nascita del DHM fu deliberata nel 1987 per "illuminare e comprendere la storia comune di tedeschi ed europei". Il crollo del Muro e della DDR modificò molto del progetto iniziale, a cominciare dalla scelta della sede, e proseguendo con la selezione dei temi, dove il Novecento tedesco ha finito col rubare un po' di scena ad approcci transnazionali.
Ciononostante, il DHM è tutto tranne che un museo di storia patria. Molte delle esibizioni ospitate negli anni dal museo vanno al di là dei confini storiografici nazionali. Per farsene un'idea basta scorrere l'elenco linkato sopra: l'immagine dell'Altro in Germania e Francia dal 1871 a oggi, il Portogallo e la scoperta del Nuovo Mondo, la Namibia, l'Afghanistan, gli ebrei nell'Europa del Medioevo, Kennedy, la caccia alle streghe ecc.
Seppure venendo alla luce, e crescendo, in anni di drammatica centralità storica e politica della questione tedesca in Europa e nel mondo, il DHM è riuscito a mantenere un'identità e una qualità storiografica che ne fanno un luogo ben più importante e utile di un banale museo di storia patria. È la sua lezione più importante, anche per noialtri.
Se e quando nascerà un Museo d'Italia, c'è da augurarsi che non lo rendano una soffitta (anche multimediale, per carità) di cimeli, e che non lo usino per propagare messaggi storico-politici e retorici di scarso profilo non lontani dallo "stiamo uniti" di Morandi a Sanremo (che per Sanremo andava benissimo, ad ogni modo). Sennò sarebbe fatica sprecata.
Dovrebbe essere invece un "Museo d'Italia, Europa, Mondo". Un prodotto dell'intelligenza e del sapere storico al suo più alto livello. Io continuo a sognarlo.
Di Davide Orecchio il 22/02/2011 alle 17:34



