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03/10/2011

Gli schiavi dell'iPhone vanno a teatro

6.10.2011: La morte di Steve Jobs impone di aggiornare questo post. Mike Daisey sta per portare in scena a New York un monologo sugli operai cinesi sfruttati nelle fabbriche di tablet e iPhone. Il titolo, anche alla luce delle ultime notizie, non è esattamente soft: “The Agony and the Ecstasy of Steve Jobs”. 
 

Sono andato sul blog di Daisey e ho trovato quest'aggiornamento, una citazione: 
"Remembering that you are going to die is the best way I know to avoid the trap of thinking you have something to lose. You are already naked." — Steve Jobs.

Gli ho mandato una mail per chiedere un commento e ho ricevuto questa risposta.

Detto questo, la questione delle condizioni di lavoro nelle fabbriche cinesi sopravvive, purtroppo, al compianto Jobs. Lui non ha voluto o potuto affrontarla. Ma qualcuno, in Apple, dovrà iniziare a pensarci. It's time to think different: a Cupertino dovrebbero conoscere questo motto.

ll vecchio post
Uno scrive: “Gli schiavi dell’iPhone” e chi legge subito penserà alla nuova e prolifica specie umana degli smartphone e tablet dipendenti. I consumatori, insomma. Invece no, in questo caso gli schiavi sono altri. Sono quelli che gli iPhone li fabbricano.

La storia, per chi legge rassegna.it e questo blog, è nota: si tratta degli operai cinesi di Foxconn e dintorni. Molti di loro si suicidano. La maggior parte sopravvive lavorando e dormendo in quelle fabbriche-città che sfornano gli oggetti da noi tanto amati. In attesa dei droni, si tratta ancora di uomini e donne. E di ragazzini.

Il topic non verrà mai affrontato in qualche presentazione/show al Moscone Center di San Francisco. Non sarà mai argomento di una keynote di casa Apple. Ma è oggetto di un monologo teatrale che tra pochi giorni andrà in scena al Public Theater di New York: “The Agony and the Ecstasy of Steve Jobs”. Autore e unico interprete (un Ascanio Celestini made in Usa) è Mike Daisey, che dopo aver visitato personalmente le iFabbriche del sudest cinese torna a casa con un atto d’accusa al sistema costruito da Jobs (ma non solo da lui. Anche i nuovi tablet Amazon sono prodotti dalla Foxconn). Quel sistema che offre il proprio marchio ufficiale sul retro di tutti i prodotti che sforna: “Designed in California by Apple / Assembled in China”.

Messi da parte i sensi di colpa per le gravi condizioni di salute di Jobs, l’autore e performer Daisey ha deciso di andare fino in fondo. Lui stesso era un utente Apple. Ma ora non più. E ha dichiarato al New York Times:
“…quello che mi ha più impressionato è il livello di disumanizzazione costruito in sistemi messi in piedi dalle corporation americane di concerto con i fornitori. (…) I lavori manifatturieri sono quello che sono perché abbiamo deciso di essere complici di un paese fascista e di eliminare quei diritti e quelle condizioni di lavoro per la cui realizzazione hanno combattuto e sono morte migliaia di persone”.
Qualcuno dovrebbe invitare Mr. Daisey qui in Italia. O tradurre la sua pièce.

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foxconn new york public theater iphone apple steve jobs ipad mike daisey new york cina

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http://sullasfalto.blog.rassegna.it/2011/03/10/760-gli-schiavi-delliphone-vanno-a-teatro/

Di Davide Orecchio il 03/10/2011 alle 16:04



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