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04/02/2011

Un'altra buona azione di Felipe Mielo

immagine di Paolo Piscolla, http://www.flickr.com/photos/papisc/

A molti Felipe Melo non piace. Io invece amo Felipe Mielo. Il primo randella i campi di calcio in preda a furore e cattiveria agonistici. E non mi occuperò di lui. Anche il secondo, il Doppelgänger, vive a Torino. Anche lui è brasiliano, e si strugge per una Rio lontana. Ma, come suggerisce il cognome, è un uomo buono. È più buono del miele, e altrettanto dolce.
 

Felipe Mielo si applica dal pomeriggio alla sera. Non di rado lo si può avvistare in qualche via della periferia torinese, intento ad aiutare una vecchietta ad attraversare la strada, un bambino a ritrovare la via di casa, un homeless a trovare un tetto e una coperta, e così via.

Al mattino, la domenica o tutte le volte che c’è un anticipo o posticipo calcistico, o una sempre più rara partita di coppa, Felipe Mielo si eclissa. Esce di scena e lascia il campo a Felipe Melo. Un po’ come il dottor Jekyll e il signor Hyde. Ma cosa faccia in quei momenti Felipe Mielo non m’interessa. E meno che mai m’interessa cosa combini Felipe Melo.

Felipe Mielo ha un problema, che è anche la sua principale virtù: la bontà. Siccome a questo mondo la bontà non è più compresa, e succede che sia scambiata per pazzia o, peggio, per provocazione, Felipe Mielo ha un GROSSO problema.

Purtroppo la droga di Felipe Mielo sono le buone azioni, com’è giusto che sia per ogni bravo boy scout. Mielo è vegetariano, non indossa capi di pelle (e quindi: solo scarpe e cinte sintetiche) e non uccide gli insetti. D’estate si lascia pungere dalle zanzare. D’inverno non usa la crema per le mani, perché sa che è fatta con l’acido stearico delle povere balene.

La frase che Felipe Mielo usa per rompere il ghiaccio è questa: “Ciao, cosa posso fare per renderti felice?”. Ma finora in Italia, tutte le volte che l’ha detto, è andata a finire male. Torino è una città incattivita, a Torino non si fidano. In Brasile era diverso: tutti amavano Felipe Mielo e si lasciavano amare da lui. Ma qui è un’altra storia.

L’altro giorno, al mercato di Porta Palazzo, Felipe Mielo ha visto una signora in difficoltà: sommersa dalle buste della spesa, per di più con una bambina al fianco. La signora arrancava e Felipe Mielo è corso ad aiutarla.

“Vuole che le porti le buste?”. “Chi sei? Lasciami in pace.” “Mi dia la pagnotta che ha sotto al braccio, gliela tengo io.” “Non se ne parla proprio. Vattene.” “Allora le guardo la bambina. Ecco, ora la prendo in braccio. Così lei fatica di meno. Dove si va? Abita qui vicino?”. Ma la signora si è messa a gridare: “Aiuto!” e degli uomini si sono avvicinati, e poi altri uomini, e poi altri uomini. E altri uomini ancora, solo che questi tifavano Toro e hanno creduto di riconoscere Felipe Melo (che invece con questa storia non c’entra nulla), e che stesse molestando una madre e sua figlia.

Così Felipe Mielo ha preso qualche spinta, qualche cazzotto, qualche calcio, e si è ritrovato da solo per terra tra la verdura marcia, il guano e il nevischio. Gli ho chiesto: “Tutto bene?”. E lui: “Tranquillo, succede sempre così. È solo un’altra delle mie buone azioni”.

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torino felipe mielo

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Di Davide Orecchio il 04/02/2011 alle 00:51



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