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06/10/2011

Scrittori per scrittori. Per Jeffrey Eugenides sono super, per Jhumpa Lahiri sono sfigati

Qualche giorno fa, al festival del New Yorker, tre scrittori pop molto bravi e famosi (Jeffrey Eugenides, Jhumpa Lahiri e Nicole Krauss) hanno parlato di scrittori per scrittori, o di scrittori amati da scrittori, o anche di superscrittori. Ciascuno dei tre ha portato sul palco la sua lista di autori preferiti e ha letto un passo del più importante.
 

Eugenides (The Virgin Suicides, Middlesex, The Marriage Plot), tanto per cominciare, s’è portato Denis Johnson (e Vladimir Nabokov, e Saul Bellow).

Lahiri (Interpreter of Maladies, Unaccustomed Earth, The Namesake) ha scelto Mavis Gallant, Andre Dubus (inciso: di questo autore un paio di settimane fa Kindle Daily Deal ha regalato a 90 centesimi una bellissima raccolta: The Last Worthless Evening), Gina Berriault.

Nicole Krauss (Great House, The History Of Love, Man Walks Into a Room), invece, ha virato verso la Mitteleuropa: Thomas Bernhard, Bruno Schulz, W.G. Sebald e Danilo Kiš.

Nessuno dei tre s’è trovato d’accordo sui nomi. Ma neppure sui modelli. Nel senso che, ad ascoltarli, s’è scoperto che uno scrittore per scrittori può essere di tanti tipi. Un autore d’insuccesso, troppo sofisticato per il grande pubblico (secondo Lahiri). Uno straniero non tradotto o che magari mostra nuovi percorsi stilistici ad autori che leggendolo decideranno di emularlo (secondo Krauss). Oppure, anche, un maestro riconosciuto, apprezzato persino dal pubblico, che al pari di un grande jazzista comunica su più livelli e con interlocutori diversi (Eugenides).

Forse la definizione più acuta l’ha data Lahiri: un “writer’s writer” è uno scrittore che non perde la furia, l’idiosincrasia e la purezza della sua prima opera. Non le baratta per il successo e sentieri facili. Vive uno stato creativo da prima opera perenne.

Dibattito interessante. Lahiri era intelligente, bella, non sorrideva mai. Serissima. Forse scocciata. Neppure le battute di Eugenides (dei tre, l’oratore faceto) le strappavano un sorriso. Krauss era la secchiona del gruppo, molto Oxbridge e coltivata, più imbarazzata degli altri dalle domande del pubblico.

I tre vendono milioni di copie in tutto il mondo. Così che potremmo definirli autori WWW: worldwide writers.

“A writer’s writer maintains an integrity, a certain purity of vision”: “Uno scrittore per scrittori conserva in sé un’integrità, una sorta di purezza”, ha detto Lahiri.

Ma volendo potete ascoltare la sua voce. Ho caricato un podcast della serata.



Il primo a parlare è Eugenides, la seconda Krauss, la terza Lahiri. Poi le voci si mescolano un po’. Ne ascolterete anche una che pone domande: appartiene alla moderatrice della serata, l’editor letteraria del New Yorker Deborah Treisman, che in un passaggio si è lamentata di Denis Johnson: “Non risponde mai al telefono quando lo cerco. Risponde sempre la moglie che m’informa: ‘E’ fuori a pescare’”.

Dal che si deduce che Mr. Johnson sarà anche uno scrittore per scrittori, ma non è uno scrittore per editor.

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Di Davide Orecchio il 06/10/2011 alle 00:18



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