10/05/2011
Scrivere su internet, regole per correggersi da soli
La dura e inestimabile vita di chi scrive per internet (giornalista, blogger, content editor) propone un paradosso: si pubblica in Rete, ma senza rete. Nel senso che nessuno corregge le tue bozze. Non esistono copy.
Se ci riflettiamo bene, è un meccanismo innaturale. Non conosco testo nella vita di un adulto alfabetizzato che non sia passato per correzioni e revisioni altrui: dai temi a scuola alle tesi di laurea e dottorato, scrutinate da relatori e correlatori. I libri di scrittori e saggisti transitano per più o meno formidabili tappe di editing. I pezzi che i collaboratori inviano a riviste o quotidiani (cartacei e web), qualcuno li "passa" e corregge sempre. Solo su internet, quando sei autore ed editor di te stesso, questa mediazione va a farsi benedire. E non è una benedizione. Nel senso che bisogna darsi una marcia di disciplina in più, volenti o nolenti.
Ulteriore paradosso: in molte redazioni convivono universi paralleli, tempi storici diversi. Mentre scrivo questo post, ad esempio, i colleghi del cartaceo danno alle stampe un settimanale che contiene articoli scritti da giornalisti, corretti da capiservizio, controllati da grafici, ricontrollati da correttori di bozze e vigilati dal direttore. Prove di stampa in word e pdf sono state riprodotte e scrutinate. In microriunioni e brainstorming redazionali è stato valutato se e come apporre corsivi, alti/bassi, titoli e sommari. C'è stato insomma un lavoro assai meticoloso dal quale poi non è detto che esca un prodotto pulito al 100%. Ma di sicuro più pulito di un sito come rassegna.it, tanto per citarne uno, che viaggia in apnea e secondo me non supera una soglia di pulizia del 60%.
Quanto a noi di internet, invece: siamo padroni di noi stessi e di ciò che scriviamo, con vantaggi e svantaggi della condizione nostra. Cosa bisogna fare per darsi il self control dell'autocorrezione? Io di solito applico qualche banale regola empirica che accludo qui sotto, premettendo che sono regole formali: che il contenuto che si scrive e pubblica sia verificato, lo sottintendo.
Problemi di vista? Inutile nasconderli. Non fare come certe signorine all'esame di scuola guida. È tempo di inforcare gli occhiali. A chi ci legge non gliene importa nulla del nostro look. Ma di cosa vediamo e scriviamo sì.
Eng verboten: mai scrivere direttamente sul cms. Il cms è un rozzo, tecnocratico e subdolo traditore. Non gliene frega nulla di quello che scriviamo. Ed è anche molto cattivo. Se può indurci in errore, di sicuro lo farà. Meglio affidarsi sempre a un editor con funzioni di correzione ortografica. C'è il rischio che il presidente Napolitano diventi Napoletano, e il sommo Pasolini venga pisolinizzato. Ma questa frase qui di sicuro non passerà: oggi il predisente ha dichiarrato che si sente un pò stanco e che non andrà nè a Villa Certosa nè ad Arcore. Tanto vale correre il rischio.
Esistono le funzioni di zoom, adattamento a larghezza pagina e il Times 14: perché privarsene?
Rettificare il testo in progress: soffermarsi su brani e paragrafi completati, prima di passare ai nuovi che aspettano di essere scritti.
Controllare complessivamente il testo editato prima di portarlo nel cms.
Quando si copia e incolla l'articolo nell'area testo del cms, mai ridurre l'operazione a un automatismo. Consapevoli interventi di formattazione (grassetti, corsivi, a capo, link ecc.) aiutano a rivedere quanto si è scritto e a correggerlo. È come rifare una strada già percorsa, ma con un passo più lento. Scopriremo particolari che ci erano sfuggiti: piccoli cespugli che sbucano dall'asfalto, rifiuti abbandonati, tombini sigillati male.
Visualizzare sempre la preview prima di inviare alla pubblicazione. Che dire: è una regola talmente banale che non ha bisogno di commento.
Rileggere l'articolo anche dopo la pubblicazione. La mente, con tutta evidenza, non prende abbastanza sul serio la preview. E si distrae, lasciandosi sfuggire errori e refusi. Ma quando l'articolo, o il post, è pubblicato, il cervello capisce che le vie di fuga sono game over: perché ora lo scritto è reale e c'è il rischio che qualcuno s'imbatta negli strafalcioni dei quali esso ed esso solo (the mind) è responsabile. Anche se solo per poco, il capoccione mette al bando il multitasking e si concentra sul testo. Meglio sfruttare l'attimo prezioso, perché è incredibile come in questa quarta fase di lettura possano emergere le topiche più gravi.
Fare un bel respiro. Aspettare a disseminare il contenuto. Quando abbiamo cliccato su "condividi", twitta o quant'altro, infatti, il messaggio è partito e non si può più fare nulla. Qualcuno lo condividerà a sua volta. Qualcuno se lo copierà sul suo sito o blog. E le correzioni che apporteremo al nostro sito/testo saranno inutili, perché ormai circolano troppi cloni del testo originale e toppato.
Prima del temibile "share", dunque, prendersi un minuto. Rileggere un'ultima volta. Se possibile, far leggere il testo a un collega. Oppure condividerlo riservatamente con un amico su internet. Va da sé che le applicazioni di condivisione automatica sui social network in questo caso devono essere disattivate. Sennò il messaggio parte a prescindere dalla volontà del mittente.
F I N E
Naturalmente non c'è nulla di più gratificante che limare un testo, scriverlo e riscriverlo. Cercare sinonimi. Trasformare virgole in punti e convertire punti in virgole in un'indefinita esternazione di versioni destinate a un'immancabile stampa. Ma questa è un'altra storia. Non ha nulla a che vedere con la produttività.
Di Davide Orecchio il 10/05/2011 alle 19:25
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allora facciamo che tu correggi me e io correggo te? ci stai?
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Mi accorgo di tutti gli strafalcioni solo dopo aver pubblicato. Perciò uso assai la funzione modifica. Pubblico, modifico, ripubblico, arimodifico, aripubblico. Mi accorgo sempre dei tanti refusi degli altri, poco dei miei. Tutto così veloce, che uno si chiede ma andò corremo???
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