11/01/2011
Sbatti la tuta blu che piange in homepage

Non conosco il lavoratore (o ex, o pensionato) della Fiat immortalato da decine di scatti mentre piange davanti ai cancelli di Mirafiori. Ma gli sono emotivamente vicino. L'hanno messo in homepage su Repubblica, con questo titolo: "Mirafiori, le lacrime dell'ex operaio". Molte le foto e molte le macchine fotografiche che circondavano quest'uomo in lacrime, intrappolandolo nella gabbia della sua temporanea infelicità.
Non c'è dubbio che quella foto sia una notizia e sia anche un simbolo. Ma a me ispira un sentimento di rivolta e, probabilmente, una bocciatura in teoria e pratica del giornalismo.
Da molto tempo il mondo del lavoro fa notizia solo se piange, se muore, se litiga o se perde qualcosa; in genere diritti, salario, qualche pausa pranzo in meno, qualche pipì in meno…
E' vero che da molto tempo il mondo del lavoro italiano perlopiù piange e perde qualcosa. Però è capace anche di produrre, innovare, creare. E quando lo fa, nessun sito mainstream gli offre la propria homepage.
Giornalisti ed editorialisti di Repubblica (Paolo Griseri, Luciano Gallino ecc.) stanno scrivendo materiale egregio sulla vicenda Fiat. Ma poi va a finire sempre allo stesso modo: gli operai meritano una foto in prima pagina solo se piangono o muoiono. Solo se perdono o cadono.
Mi chiedo: non è che anche questo tipo di informazione, con la sua estetica sorniona dell'infelicità operaia, contribuisce a sgretolare la dignità del lavoro?
Quando è scattata l'ora X, nella cultura di questo Paese? Da quando chi vive del proprio lavoro è diventato improvvisamente sempre e solo uno sfigato?
L'operaio cattura l'attenzione solo se soffre, se crepa o se per miracolo sopravvive a un incendio in fabbrica, e a quel punto Veltroni gli offre anche un seggio in Parlamento.
Giovani che il lavoro lo cercano o che lo fanno in assoluta precarietà, al di fuori di uno straccio di contratto che si meriti il nome di "contratto", ottengono lo stesso trattamento: comparse di un medesimo affresco ispirato da un'ideologia iconografica che schiavizza e colora di sfiga il LAVORO.
Gli eroi di turno sono i Bill Gates, gli Steve Jobs, e i… Sergio Marchionne: protagonisti indisturbati di una storia della produzione e della creatività affetta da culto della personalità. Self made man capaci di creare o distruggere con la sola forza delle idee. Tutti gli altri (ingegneri, tecnici, operai, apprendisti – nessuno escluso): nient'altro che anonimi schiavi del faraone.
L'errore sta nella lettura, e nella scrittura, del lavoro; che è un'opera collettiva. Senza operai, tecnici e ingegneri Marchionne non esisterebbe. E gli operai, seppure raramente purtroppo, sanno anche ridere ed essere felici. Metteteli in prima pagina con un sorriso. Sarebbe una notizia.
Di Davide Orecchio il 11/01/2011 alle 19:19
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Sono d'accordo con ciccio quando dice "E allora iniziate a parlare di sorrisi: quelli degli operai canadesi, pagati di più e con più tutele".
Forse se i giornali italiani parlassero costantemente dei casi di successo degli altri paesi forse cambierebbe qualcosa: o perché ci sarebbe un esodo di massa o perché alla lunga potrebbe scatenare l'invidia, unico sentimento che purtroppo è capace di smuovere gli italiani.
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Il culto della personalità sta negli stipendi (la forbice dei redditi tra operai e manager, hai presente?), e soprattutto nella narrazione che i media fanno di questo mondo e dei suoi attori. Faraoni, antichi romani... come preferisci. Ma perché mi dai del voi? Grazie per la deferenza, ma non c'è bisogno.
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E allora iniziate a parlare di sorrisi: quelli degli operai canadesi, pagati di più e con più tutele. Il resto è vuota e noiosa retorica, come le lacrime di un pensionato depresso che, con tutto il rispetto, forse ha bisogno dell'aiuto di uno psicologo.
Il faraone non era un manager ma una figura sacra, e non usufruiva di molti schiavi, sicuramente meno che nella Roma repubblicana, tanto per dire. Invece se Marchionne non fattura il dovuto se ne va a casa a calci nel culo. Ma quale culto della personalità? Ma secondo voi perchè Lapo Elkann non è al suo posto?
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Non ti do torto. Però insisto nel pensare che gli operai e il mondo del lavoro in genere siano rappresentati solo in negativo. Per fare notizia devi piangere o morire. Oppure te ne torni nell'anonimo esercito che costruisce la Piramide
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Purtroppo non credo ci sia possibilità di rappresentare questo momento con un sorriso e delle lacrime di un operaio deluso, umiliato e privato della sua dignità non mi scandalizzo.
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