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12/07/2011

Il mio ricordo di Ferdinando Cordova

Circa vent’anni fa, nei corridoi del dipartimento di storia dell’Università La Sapienza, conobbi Ferdinando Cordova, che da ieri non c’è più.
 

Ero andato a chiedere al mio professore di Storia dei partiti politici (non Paolo Spriano, che purtroppo era già morto) una malleveria per essere ammesso alla Biblioteca Alessandrina. Quel professore me la rifiutò, sebbene frequentassi il suo corso assiduamente firmando il registro delle presenze. Mi spiegò che non poteva firmare una malleveria al primo studente che passava. Era una questione di fiducia.

Uscii nel corridoio sconfortato. Dunque non sarei mai entrato in una biblioteca? In un angolo vidi conversare Ferdinando Cordova e Giuliano Procacci. Mi avvicinai col foglio della malleveria in mano e tentai la sorte (mi ero fatto l’idea che si trattasse di una pratica più complessa e ardua di un esame). “Professore”, chiesi a Cordova, “potrebbe firmarla? Vorrei andare in biblioteca”. Cordova naturalmente acconsentì. Gli offrii la mia penna, ma lui, con un sorriso: “Non si preoccupi, ho la mia. Un professore senza penna è come un contadino senza zappa”. E si mise a ridere della sua battuta insieme a Procacci.

Evidentemente non gli ero sembrato un pericolo per libri e biblioteche. Mi diede fiducia anche senza conoscermi. E decisi di ripagarlo con la mia. Di lì a pochi giorni iniziai a frequentare le sue lezioni di Storia contemporanea (e abbandonai il corso di Storia dei partiti politici). Sostenni due annualità con lui. Studiai i suoi libri sulla massoneria, sui sindacati fascisti. Studiai gli Uomini e volti del fascismo.

Conservo un bellissimo ricordo delle lezioni e dei corsi di Ferdinando Cordova. Era un uomo elegante, gentile e colto. Credo che molti studenti, anche di generazioni successive alla mia, lo ricordino in un modo simile. Oggi siamo amareggiati e tristi, tutti noi studenti di Ferdinando Cordova.

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Di Davide Orecchio il 12/07/2011 alle 00:37



Leggi i commenti

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Sono persone rarissime nelle nostre università, queste così disponibili e generose. Io in cinque anni di lettere ne ho conosciuta una sola: il grande linguista Luca Serianni. SE avessi frequentato anche Cordova capisco che sarebbero state due...
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Cara Emanuela, grazie per aver trovato il tempo di scrivere queste righe in un momento che immagino difficile e straziante. E' vero, non ci conosciamo: ma permettimi di sentirmi molto vicino a te e alla tua famiglia. Un abbraccio davide
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Ciao Davide,io non ti conosco minimamente,probabilmente sei uno dei mille alunni che vedevo assiepati davanti alla porta dello studio di mio padre quando da piccola lo andavo a trovare all'università il suo giorno di ricevimento,ma volevo ringraziarti.
Lui stesso,e anche noi,la sua famiglia,sapevamo che i suoi studenti non solo lo apprezzavano e lo stimavano,ma gli volevano anche un gran bene.
Papà era un uomo con una levatura morale che ho incontrato in poche altre persone nella mia vita,ma anche un genitore presente e dolcissimo,oltrechè un professore disponibilissimo con i suoi allievi.
Sono sicura che,se potesse leggere le tue parole,ne sarebbe estremamente felice.
Quando un alunno mandava lui parole di ringraziamento era smepre orgoglioso di se stesso, sentiva di aver fatto a pieno il suo lavoro di educatore.
Un grazie da tutta la famiglia Cordova
Emanuela

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