12/11/2011
Invecchiare con Berlusconi
(Pubblicai questo post un anno fa, quando B. si prese inopinatamente e immeritatamente la fiducia del Parlamento. Lo ripropongo quasi intatto e con un senso di liberazione. Ma se oggi brinderemo a Champagne, domani berremo brodo nero di Sparta)
Non perdonerò mai a Berlusconi la prolungata presenza che mi ha imposto. Ho convissuto con B. 17 anni. Naturalmente sia io, sia (soprattutto) B. siamo in giro da più tempo. Ma il conto è politico, e parte dal 1994. Oltre cinquemila giorni. Quasi 150 mila ore.
Il 27 aprile 1994, due giorni dopo la prima manifestazione anti B. nella storia del Paese, mi laureavo sotto il deprimente influsso della Sua ancora fresca vittoria elettorale.
Da qualche parte nel 2001 già lavoravo ed ecco una nuova batosta.
Da qualche parte nel 2006 pensavo di stravincere dopo cinque anni di B./disastri e invece solo una manciata di voti, un boccone amaro alle prime ore dell'alba.
Da qualche parte nel 2008 gli italiani votavano B. e (inutilmente) Calearo.
Da qualche parte negli anni 80 pensavo infantile e imberbe che il Pentapartito fosse il male assoluto, il presente tossico e immutabile di un Paese in mano a mummie e bombaroli. Non immaginavo che il futuro potesse essere questo presente. E quasi quasi accetterei indietro quelle mummie (ma non i bombaroli).
Sono invecchiato nel segno di B. E nei manuali di storia (semmai se ne scriveranno ancora), in qualche ebook del futuro, l'Italia in cui ho vissuto buona parte della mia giovinezza sarà intitolata "L'Italia di B.". Un deserto d'Italia con in mezzo il totem di Silvio. A very miserable history textbook.
Senza miracoli e inabissandosi lentamente, perdendo qualcosa un giorno dopo l'altro, questi 17 anni sono trascorsi.
Nell'Italia di B. c'è stato un solo giorno di felicità politica, per quanto mi riguarda: il 21 aprile del 1996, quando Lo battemmo. Ma facevo il segretario in un seggio elettorale all'Anagnina, e tra schede annullate, verbali e conti che non tornavano chiudemmo alle cinque del mattino. E ce ne andammo a dormire massacrati di fatica, senza feste.
Questa sera mi ricorda un po' quell'alba. Avrei voglia di festeggiare ma dubito di averne l'energia. Comunque ci provo. Adesso esco di casa in cerca di un po' di spumante fresco. Ma da domani si torna nel deserto, dove le bollicine non abbondano.
Non perdonerò mai a Berlusconi la prolungata presenza che mi ha imposto. Ho convissuto con B. 17 anni. Naturalmente sia io, sia (soprattutto) B. siamo in giro da più tempo. Ma il conto è politico, e parte dal 1994. Oltre cinquemila giorni. Quasi 150 mila ore.
Il 27 aprile 1994, due giorni dopo la prima manifestazione anti B. nella storia del Paese, mi laureavo sotto il deprimente influsso della Sua ancora fresca vittoria elettorale.
Da qualche parte nel 2001 già lavoravo ed ecco una nuova batosta.
Da qualche parte nel 2006 pensavo di stravincere dopo cinque anni di B./disastri e invece solo una manciata di voti, un boccone amaro alle prime ore dell'alba.
Da qualche parte nel 2008 gli italiani votavano B. e (inutilmente) Calearo.
Da qualche parte negli anni 80 pensavo infantile e imberbe che il Pentapartito fosse il male assoluto, il presente tossico e immutabile di un Paese in mano a mummie e bombaroli. Non immaginavo che il futuro potesse essere questo presente. E quasi quasi accetterei indietro quelle mummie (ma non i bombaroli).
Sono invecchiato nel segno di B. E nei manuali di storia (semmai se ne scriveranno ancora), in qualche ebook del futuro, l'Italia in cui ho vissuto buona parte della mia giovinezza sarà intitolata "L'Italia di B.". Un deserto d'Italia con in mezzo il totem di Silvio. A very miserable history textbook.
Senza miracoli e inabissandosi lentamente, perdendo qualcosa un giorno dopo l'altro, questi 17 anni sono trascorsi.
Nell'Italia di B. c'è stato un solo giorno di felicità politica, per quanto mi riguarda: il 21 aprile del 1996, quando Lo battemmo. Ma facevo il segretario in un seggio elettorale all'Anagnina, e tra schede annullate, verbali e conti che non tornavano chiudemmo alle cinque del mattino. E ce ne andammo a dormire massacrati di fatica, senza feste.
Questa sera mi ricorda un po' quell'alba. Avrei voglia di festeggiare ma dubito di averne l'energia. Comunque ci provo. Adesso esco di casa in cerca di un po' di spumante fresco. Ma da domani si torna nel deserto, dove le bollicine non abbondano.
Di Davide Orecchio il 12/11/2011 alle 20:29



