06/02/2012
Là-bas. Io, bracciante, protesto con un rap
Laggiù, dove “io sognavo di andare/là dove il sole non brilla/là dove il male non esiste” c’è ancora posto per lo spiritual.
Sembra che la musica debba caricarsi ancora sulle spalle il fardello della protesta e denunciare l’ingiusto. Così Daise Bi, oggi studente di scuola superiore in una cittadina dell'Emilia Romagna e giovane autore di testi hip hop, ha deciso di scrivere questo rap, Là-bas, per raccontare la propria storia di bracciante stagionale nei campi di Boreano, in Basilicata.
Il videoclip è il frutto dell'incontro tra alcuni ragazzi originari del Burkina Faso, che si trovavano più o meno casualmente a Boreano per lavorare in agricoltura, e alcuni artisti, videomaker e ricercatori sociali venosini.
Scrive Pier Andrea Canei nella sua rubrica Playlist, su Internazionale:
«Non cotone e South Carolina ma pomodori e Basilicata, quattro euro per raccoglierne una cassa da 300 kg, tra campagne riarse e sistemazioni in casolari inghiottiti dalla polvere: ragazzi fuggiti dall’Africa e prigionieri dell’Europa, braccianti abusati dal Burkina Faso a Boreano 2, provincia di Potenza. Sbucata da YouTube (canale Filmdiscaunt), storia vecchia come quella del blues che diventa rap, loop di batteria e l’energia di un narratore (in francese e poco italiano), studente in Emilia-Romagna con esperienza di schiavo: “Fiston, c’est pas le paradis!”».
Nei casolari abbandonati di Boreano, nelle campagne del comune di Venosa, in Basilicata, trovano alloggio ogni estate centinaia di lavoratori provenienti dall'Africa occidentale, che giungono qui alla ricerca di qualche giornata di lavoro nella zona, soprattutto come braccianti nella raccolta del pomodoro. Vengono assunti soltanto attraverso caporali e sono pagati a cottimo e spesso in nero.
Il testo in italiano:
“Ho preso il mio visto per l'Europa
I miei amici al paese credevano che andavo verso la porta della fortuna,
No, non esistono i milioni,
Io sognavo delle belle ragazze,
di fare i soldi,
per bruciare la miseria
ho seppellito la mia penna e il mio foglio bianco
e ho detto vaffanculo a questo prof,
mi sono pulito il culo con la scuola
non pensavo al mio compito di matematica sul banco
sognavo di andare laggiù
La storia mi ha insegnato la sofferenza dei miei antenati durante la tratta negriera,
dopo la schiavitù questi oppressori sono tornati come colonizzatori,
hanno colonizzato, hanno sfruttato, hanno indebitato, hanno messo in ritardo
e per questo oggi l'africano per il suo colore soffre in Europa
Io sono la prova
Mamma, guarda come soffro,
mi trovo oggi in Italia in una città che si chiama Boreano 2
sto raccogliendo pomodori in un campo di pomodori
e mi pagano 4 euro a cassone e questo cassone pesa 300 kg
e questi guadagnano e a me non porta niente
Io sogno
io sognavo di andare laggiù
là dove il sole non brilla
là dove il male non esiste
E questi stronzi mi hanno fatto sognare il loro continente
Quando ero piccolo vedevo l'Europa come il paradiso sulla terra
Sempre gli occhi puntati al cielo e ogni volta che vedevo un aereo
Mio padre mi aveva avvertito, figlio, non è il paradiso, ma tutte queste belle immagini che vedevo alla tv, mi hanno fatto perdere la ragione ed eccomi con un visto,
purtroppo vieni a vedere in Boreano 2 come vivo, tutto sporco, lavoro in campo di pomodoro, i capi mi approfittano,
e questa non è vita, ti dico amico, non devi mai sognare l'Italia,
il visto che ho preso, se avessi saputo, l'avrei bruciato in Marocco,
ti assicuro non ne posso più di questa vita,
non amo questa vita,
vivo e tutti mi dicono perché così,
il bianco non mi considera e però la mia pelle è la prima pelle sulla terra
ti dico, amico, non bisogna credere a questi bianchi,
sono gente falsa, negro
io sognavo di andare laggiù
là dove il sole non brilla
là dove il male non esiste
là dove dicono che la sofferenza è morta
Ignorante non mi giudicare da lontano
Avvicinati a me e parlami del tuo problema e io ti spiegherò il mio
Tu sei bianco, mi giudichi dal tuo punto di vista, tu mi giudichi nel tuo modo,
io sono bianco io sono nero, non è importante,
io ti dico quello che devo dirti,
io ti dico quello che penso
io ti dico quello che il mio cuore mi dice di dirti
io sono nero, tu sei bianco, non c'è problema
ma per favore non giudicarmi dalla tua parte,
vieni, spiegami il tuo problema e io ti spiegherò il mio
così ci capiremo
tu mi vedi come un assassino
sai come ti vedo io? Come un oppressore, quindi per favore un po' di rispetto per i neri
I neri non sono degli assassini,
non sono dei disonesti
i neri sono uomini come voi
che respirano come voi
voi avete una vita
anche loro hanno una vita
la pelle bianca e la pelle nera, è uguale
viviamo nello stesso mondo il pianeta terra”.
Mimmo Perrotta, sociologo all’Università di Bergamo, fa parte dell’equipe che ha realizzato il video e da diversi anni studia le questioni del lavoro degli immigrati in agricoltura, soprattutto nel foggiano e nel nord lucano. Mi ha inviato qualche link per approfondire, che condivido qui sotto:
Internazionale
Theecologist.org
Redattoresociale.it
Terrelibere.org
Osservatoriomigrantibasilicata
Coordinamentomigranti.splinder.com
Di Davide Orecchio il 06/02/2012 alle 17:32



