12/05/2009
Il sogno proibito numero uno
Esco di casa per andare al lavoro. Indosso un cappotto leggero, jeans, scarpe basse, una sciarpa di cotone. La mia cartella di pelle, in testa lo zuccotto, nessun casco, né guanti. Ho con me solo un mazzo di chiavi, quello di casa. Camminando posso guardarmi intorno. Voglio dire: mi concedo il lusso di una visione circolare, perimetrica, spugnosa. Lo sguardo di uno che non deve far altro che andare. Bado solo a dove metto i piedi. Mi fermo all’edicola, compro il giornale e per qualche passo lo sfoglio. Il mio compito più difficile è attraversare la strada. Misuro palazzine, guardo le piante sulle terrazze, i negozi. Mi accorgo degli altri e nessuno è un pericolo per me. Arrivo al lavoro sulle mie gambe, in un quarto d’ora. Non ho le mani sporche di manubrio e catena. Non ho il viso intorbidito dal traffico. Non mi sento stanco come se fosse la fine del giorno, invece che il suo inizio.Di Davide Orecchio il 12/05/2009 alle 00:00 | Non ci sono commenti
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